![]() Gestione dei danni da calamità naturale: come conciliare le esigenze di contenimento della spesa pubblica con il diritto all’equo risarcimento da parte dei cittadini?I grandi eventi idrogeologici di queste ultime settimane in Liguria, Sicilia e Campania hanno riproposto con urgenza tre temi: la prevenzione, la delocalizzazione delle costruzioni in zone ad alto rischio e il finanziamento dei danni da calamità naturali che ogni anno costano allo Stato in media 3,5 miliardi di euro. Sui primi due temi è autorevolmente intervenuto anche il neo Ministro dell’Ambiente Clini che ha sottolineato: “dobbiamo lavorare dove è già noto il rischio per evitare che abitazioni e attività produttive vengano spazzate via: si tratta di operare in termini di prevenzione e, dov’è sicuro il rischio, bisogna delocalizzare”. Parole significative che dimostrano come finalmente nel nostro Paese il Ministero dell’Ambiente manifesti l’intenzione di riacquistare un ruolo centrale. E ciò è ancor più importante in un contesto internazionale di grandi cambiamenti climatici che hanno fatto lievitare l’impatto economico dei danni causati da calamità naturali dai 68 miliardi di dollari del 2009, ai 218 miliardi del 2010 ed ai 278 miliardi di dollari del primo semestre 2011 (FONTE: Sigma 2011). In Italia, il terremoto in Abruzzo (per citare solo l’evento calamitoso che ha avuto l’impatto economico maggiore negli ultimi anni e soprattutto il maggior numero di vittime) costerà allo Stato circa 15 miliardi di euro. Ed il nostro Paese è particolarmente esposto anche ad alluvioni, inondazioni e frane: in questi ultimi 13 anni ci sono state ben 20 calamità, con una perdita di 291 vite umane, a conferma, purtroppo, del dissesto idrogeologico del nostro territorio. La rimozione collettiva, l’approccio corporativo e non sistemico, una visione del breve termine ed i timori di “impopolarità” da parte della classe politica hanno impedito l’approvazione di una legislazione organica che regoli la copertura finanziaria dei danni causati da calamità naturali. La conseguenza è stata quella di privilegiare il più facile “welfare state” e la cultura dell’assistenzialismo, piuttosto che il più responsabile “welfare community” e la cultura della prevenzione. E i cittadini danneggiati ne hanno pagato pesantemente le conseguenze, tanto da far dire loro, in una recente indagine demoscopica Cineas/Insite Research, che l’attuale sistema è inefficace Come già avviene in altri Paesi (Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti e molti altri, l’ultimo dei quali in ordine di tempo la Romania) la copertura assicurativa dei danni da calamità naturali prevede l’intervento dello Stato soltanto oltre la soglia di massima ritenzione del mercato assicurativo (per l’Italia circa 6-7 miliardi di euro). Evidenti i vantaggi per tutti gli enti interessati: per il cittadino che avrebbe certezza, diritto e tempestività di risarcimento e che sarebbe più responsabile nel tutelare proattivamente i propri beni; per gli assicuratori che avrebbero l’opportunità di ampliare il mercato dei “Danni Non Auto”, statico da dieci anni; per lo Stato che vedrebbe ridotta la spesa pubblica permettendo così di destinare risorse alla prevenzione, ad interventi di consolidamento del territorio e di delocalizzazione ove indispensabile. Cineas da anni si sta battendo perché anche l’Italia diventi un Paese “normale”. Oggi si notano fortunatamente alcuni segnali positivi. Anzitutto, il governo Monti potrebbe cogliere questa sfida e trasformarla in una grande opportunità per ridurre i costi dello Stato e garantire maggior sicurezza ai cittadini. Inoltre, il Dipartimento di Protezione Civile ha istituito, proprio in questi giorni, un tavolo tecnico attorno al quale raccogliere tutti gli Enti interessati con l’obiettivo specifico di individuare gli strumenti assicurativi contro i rischi derivanti da calamità naturali in modo da limitare l'impegno finanziario pubblico. Cineas partecipa a questo tavolo e porterà il proprio contributo per raggiungere un’organica e condivisa proposta di legge da mettere a disposizione del mondo politico. Anche il mondo assicurativo si dichiara disponibile ad un modello misto pubblico-privato, sulla falsariga del sistema francese, come ha recentemente dichiarato il Presidente ANIA Cerchiai. E i cittadini, come emerge dalla citata indagine demoscopica, non ne possono più dell’attuale sistema. Sembra ci siano le premesse per una positiva soluzione del problema. L’invito che rivolgiamo al governo Monti è di cogliere questa irripetibile occasione per il nostro Paese, affinché lo Stato Italiano non sia “il più cieco e munifico assicuratore del mondo” come in passato ha detto Giuliano Amato. |