Milano, 12 novembre 2010 - La gestione dei danni causati da calamità naturali provoca un aggravio sul bilancio dello Stato che in media si aggira attorno ai 3,5 miliardi di euro all’anno. Ma solo l’alluvione in Veneto dei giorni scorsi, che ha colpito pesantemente le aree di Verona, Vicenza e Padova, ha provocato danni stimati in almeno 1 miliardo di euro, mentre il terremoto in Abruzzo avrà un costo di circa 14,7 miliardi di euro.
“Il continuo ricorso a decreti di urgenza ogni volta che si verifica una situazione di calamità naturale risulta essere poco praticabile sia dal punto di vista economico che sociale. Una regolamentazione legislativa in materia può rappresentare una soluzione ad una problematica tutta italiana su un tema così importante”, spiega Adolfo Bertani, Presidente di CINEAS, consorzio universitario specializzato nella formazione e nello studio sulle tematiche legate alla gestione del rischio in diversi settori. “La nostra indagine evidenzia come sia aumentata la propensione del cittadino verso una ‘welfare community’, cioè un sistema misto tra Stato e Assicurazioni che garantisca diritto e tempestività al risarcimento, uguaglianza di trattamento ed equità di valutazione”.
Le modalità con cui oggi vengono gestiti i danni provocati da calamità naturali non funzionano. A confermarlo è l’indagine demoscopica realizzata da CINEAS su 1200 intervistati residenti in zone a rischio sismico, alluvioni e frane per verificarne il tipo di esperienza vissuta, il livello di consapevolezza rispetto al rischio e al pericolo, la diffusione di interventi di prevenzione e l’efficacia o meno delle attuali modalità di gestione degli interventi post-calamità. Oltre il 75% della popolazione a rischio ritiene inefficace l’attuale sistema che vede il Governo intervenire solo dopo l’avvenuta calamità, attraverso provvedimenti specifici per reperire somme di denaro volte ad effettuare gli interventi di soccorso, emergenze e ricostruzione.
Un sistema misto tra Stato e Assicurazioni contro i danni da calamità naturali è ritenuto migliorativo rispetto a quello attuale dal 65% degli intervistati. Elevata la propensione del campione di indagine a sottoscrivere una polizza assicurativa a tutela delle proprie abitazioni.
Il 54% di esso si dichiara disposto a procedere in tal senso; la percentuale sale al 72% se l’importo fosse deducibile dalle tasse.
“A fronte di tali dati- continua Bertani - è necessario che il mondo politico prenda atto del fatto che la decisione di emanare una legge sul finanziamento dei danni da calamità naturali non risulta essere impopolare, ma, anzi, va incontro a quel 75% di popolazione delle zone a rischio che si dichiara insoddisfatto dell’attuale sistema. Lo Stato, inoltre, potrebbe realizzare un enorme risparmio economico ed evitare di farsi imporre la regolamentazione dall’Unione Europea”.
L’indagine mette in evidenza l’aumentato livello di percezione di vivere in zone a rischio da parte degli intervistati. L’89% circa è, infatti, consapevole di vivere in una zona a rischio sismico medio-alto. Scarsa è la prevenzione. Solo il 45% afferma di vivere in case “costruite” o “adeguate in seguito” con criteri anti-sismici.
Il 73% degli intervistati ha vissuto una o più volte calamità naturali e quasi metà di essi ha subito danni. Di questi, un terzo ha ricevuto un contributo totale o parziale volto a risarcire i danni con un tempo medio di attesa di circa 5 anni.
La necessità di un approccio sistemico
Di fronte alla complessità del tema, le parti in causa hanno sempre tenuto un approccio corporativo e non sistemico. Le divisioni, la discontinuità nella gestione della tematica, l’impopolarità temuta dal mondo politico, il timore di perdere profitti da parte del mondo assicurativo e la mancanza di un’adeguata informazione nei confronti dell’opinione pubblica hanno determinato le cause d’insuccesso dell’iter legislativo che ha avuto luogo dal 1993 ad oggi nel regolare la materia.
CINEAS propone un approccio meno corporativo e più sistemico, invitando Assicurazioni, Dipartimento di Protezione Civile e Associazioni di Consumatori ad elaborare un progetto comune e condiviso da presentare al mondo politico.
L’obiettivo è quello di associare lo Stato, le compagnie assicurative e gli assicurati in un fronte comune e realizzare una risk partnership tra tali soggetti per affrontare, con maggiore efficienza, correttezza e trasparenza, il problema dell’indennizzo per i danni arrecati dalle catastrofi naturali ai privati, permettendo allo Stato di destinare le limitate risorse finanziarie non solo alle emergenze, ma alle politiche di prevenzione.