
Esistono due approcci per valutare la contaminazione di un’area sia industriale che privata: il confronto con concentrazioni-limite tabellari o il calcolo del rischio associato alla totalità delle sostanze inquinanti. I due modelli sono denominati rispettivamente: lista olandese e analisi americana. La più nota e autorevole procedura per l’analisi di rischio è quella contenuta nella norma americana Risk Based Corrective Action dell’American Society for testing and materials.
Il decreto legislativo del 16 gennaio 2008, n. 4 prevede che gli obiettivi di bonifica siano definiti sulla base delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche ecc.. di ciascun sito, siano cioè sito- specifici. All’analisi di rischio contribuisce la valutazione dei seguenti fattori: superamento dei valori naturali degli elementi presenti; livelli di tossicità, grado di mobilità e persistenza, indice di correlazione con le attività svolte nel sito e frequenza dei valori individuati come pericolosi.
Un gruppo di lavoro formato da Apat, Arpa, Iss e Ispesl ha, inoltre, stilato il manuale “Criteri metodologici per l’applicazione dell’analisi assoluta di rischio ai siti contaminati”.
Fonte: Rivista Eco agosto-settembre 2009
Parole chiave: decreto legislativo, 16 gennaio 2008, Apat, Arpa, Iss, Ispesl,

