
Da gennaio 2008 è entrato a regime l’accordo Basilea II che riguarda i criteri di accesso al credito. In base alla normativa internazionale, le banche devono accantonare quote di capitale in misura proporzionale al rischio legato ai crediti concessi e hanno l’obbligo di valutare la clientela secondo sofisticate analisi di rating.
Per ciascuna azienda cliente gli istituti di credito dovranno redigere una scheda di valutazione in cui sono riportati i dati relativi alla solidità patrimoniale, l’affidabilità e la solvibilità futura. I tassi applicati dipenderanno da queste valutazioni.
Secondo gli analisti, per le grandi imprese, in cui esistono già consolidati procedimenti di certificazioni dei bilanci, non dovrebbe cambiare molto. Diversa è la situazione per le piccole e medie imprese, che formano il tessuto economico del nostro Paese, le quali intrattengono con gli istituti di credito rapporti fiduciari. La situazione potrebbe essere aggravata dalla congiuntura economica internazionale caratterizzata da una contrazione della liquidità.
Le banche, dopo l’entrata in vigore della normativa, hanno promosso delle azioni di comunicazione e formazione, per permettere agli imprenditori di effettuare una autovalutazione preliminare sulla propria situazione finanziaria. Le banche di credito cooperativo hanno creato un vero e proprio metodo di classificazione dei rischi, che rispetta i parametri introdotti da Basilea II e tiene conto delle specificità dei territori e delle varie classi della clientela.
Ma le attività intraprese non sono sufficienti. Secondo le valutazioni del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in base ai dati emersi dalle prime relazioni tecniche, il sistema creditizio italiano non è ancora allineato alle best practice internazionali in merito agli adeguamenti previsti dall’accordo internazionale.
Fonte: Repubblica Affari e Finanza 7 aprile 2008
Parole chiave: Basilea II, accesso al credito, isituti di credito, Mario Draghi, banche di credito cooperativo,

