10 Febbraio 2010

Calamità: come reagiscono le banche italiane?

Uno studio dell’Abi ha approfondito il tema della business continuity negli istituti di credito in caso di gravi sinistri o disastri naturali
 

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Continuità operativa e disaster recovery degli istituti bancari in seguito a terremoti, black out, incidenti e alluvioni. L’Abi ha affrontato il tema in un recente studio a tre anni dalle prime istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia. E’ emerso che, in materia di continuity, il settore è andato oltre gli obblighi imposti dalle normative al fine di raggiungere standard di qualità sempre più elevati.

Gli investimenti per garantire la continuità operativa tra il 2005 e il 2007 hanno raggiunto i 350 milioni di euro, a cui devono essere aggiunti 21 milioni di euro all’anno per manutenzione aggiornamenti e test. Gli scenari di crisi che possono compromettere la continuità operativa di una banca sono diversi e vanno: dall’indisponibilità degli edifici, al mal funzionamento dei sistemi informativi e delle risorse considerate critiche. Ma è soprattutto sul fronte organizzativo che le banche hanno puntato per superare le fasi di emergenza.

Nel 2009, le soluzioni di continuità sono state attivate per far fronte a:

  • terremoto in Abruzzo (citato dal 66% del campione);
  • incendi, allagamenti, black out elettrici (53%);
  • problematiche di natura informatica (47%);
  • necessità di pubblica sicurezza (2%).

I costi. Ogni anno una banca spende in media 1,3 milioni di euro per implementazione, manutenzione, e test del piano di business continuità. I due terzi degli istituti di credito hanno un budget dedicato che nel 54% dei casi è su base annuale. Il 79% delle banche prevede un piano annuale per verificare l’efficacia delle misure inserite nel planning di continuità.

Fonte: www.abi.it

Parole chiave: Continuità operativa, business continuity, disaster recovery, Abi,

 

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