
Gli eventi inattesi – conosciuti anche come “cigni neri” – sono per definizione imprevedibili. Pur avendo conseguenze pesantissime, non esiste alcun modo di sapere in anticipo quando avverranno. Viviamo in un mondo dominato dagli estremi, dove l’eccezione è tutto.
Nassin Taleb è autore di libri considerati fondamentali nel campo della probabilità, dell’assenza e dell’analisi del rischio. Tra essi, “Il cigno nero, come l’improbabile governa la nostra vita” è un vero e proprio fenomeno editoriale, capace di insegnare a comprendere le dinamiche degli eventi casuali.
Saggista, epistemologo, ricercatore ed esperto di finanza, Taleb è una voce autorevole anche nel campo del risk management. Dopo circa 20 anni di studi nell’ambito dei derivati di istituti finanziari, ha iniziato a dedicarsi alle ricerche in campo psicologico, filosofico, finanziario e innovativo e ha conseguito una laurea e un master all’Università di Parigi per completare, infine, i suoi studi con un MBA alla Wharaton School della University of Pennsylvania.
Cosa è, nel dettaglio, un “cigno nero”? Ai tempi del poeta romano Giovenale, i cigni neri non erano conosciuti ed egli coniò l’espressione “impossibile come un cigno nero”, espressione che poi fu eliminata quando - secoli dopo – solcò per la prima volta i cieli australiani.
Quello in cui viviamo è un mondo in cui non è necessario occuparsi dei “cigni neri”, ma ci sono mondi diversi in cui i cigni neri ricoprono un ruolo predominante. Immaginiamo due mondi, Mediocristan ed Estremistan. Nel primo, i cigni neri non hanno grande importanza: mettiamo 1.000 persone su una bilancia e proviamo ad individuare la parte più pesante del gruppo. In questo mondo, se abbiamo un campione numericamente consistente, non ci sono sostanziali differenze tra le diverse osservazioni dello stesso. In altre parole, uno shock in un portfolio diversificato non comporta un grosso pericolo.
Prendiamo, ora, la ricchezza e non più il peso. Selezioniamo un campione rappresentativo della ricchezza di tutto il mondo ed estrapoliamone l’uomo più ricco. Quanto, della ricchezza mondiale, egli rappresenta? Moltissimo. Questo è Estremistan, il posto dove noi – e anche l’economia mondiale – viviamo. Qui, l’eccezione è tutto. Come si può, allora, governare un mercato di questo tipo? Dobbiamo usare “mezzi speciali”: se, infatti, a Mediocristan osserviamo variazioni regolari, in Estremistan si verificano picchi.
Facciamo qualche esempio: nel sistema bancario, gli operatori hanno un incentivo annuale per generare profitto, ma, nel caso in cui essi perdano denaro, nessuno chiede loro di restituire tali premi. Il capitalismo non significa – o non dovrebbe significare – fare profitti senza mai avere perdite, bensì fare perdite sempre corrispondenti ai profitti. Nella realtà, tuttavia, questo non è il caso di un sistema come il nostro.
È possibile evitare la crisi? Come? Potremmo vivere in un mondo più sicuro se solo riuscissimo ad evitare l’indebitamento, che, invece, è in rapida ascesa: se ho un progetto che, una volta a regime, potrà rendermi il 6%, posso contrarre un debito del 4% per finanziarlo. Se mi indebito troppo e a causa di un evento imprevisto non va oltre l’1%, è bancarotta.
Dovremmo, infine, prestare attenzione ai sistemi ottimizzati, prendendo spunto da Madre Natura che – per gestire i cigni neri – ha creato l’homo sapiens con due polmoni e due reni. Un economista lo riformerebbe perché ridondante e metterebbe un polmone ed un rene sul mercato per generare liquidità. Ma spesso, non ridondante non è sinonimo sicuro, anzi. La natura, infatti, ci restituisce molti esempi di ridondanza, di mancanza di iper-specializzazione e della necessità di evitare le cose di dimensioni troppo grandi.
E allora, come si fa a generare ricchezza senza pericolo? Piuttosto che avere un portafoglio di 100 euro con un non ben identificato rischio medio, meglio investirne 80 a rischio zero e 20 a rischio massimo: forti di un investimento che, comunque vada, vi darà da mangiare, potrete comunque rischiare senza essere in preda alle incertezze. La paranoia è la migliore forma di gestione del rischio. Immaginiamo due fratelli in due divisioni di business analoghe: uno guadagna 2 dollari per azioni, l’altro 4 dollari ad azione. Chi sopravviverà? Il secondo no, è sicuro. Prima o poi incontrerà un cigno nero e soccomberà. Se il fratello non fallisce, è bene comprare la sua quota: la gente sottovaluta il valore della liquidità quando gli altri sono troppo indebitati, ma – come dice il banchiere – i buoni prestiti sono proprio quelli che vengono stipulati in tempi difficili.
Fonte: ICT 4 Executive, bridging the gap between technolgy & business- Giugno 2011; fonte immagine http://www.fooledbyrandomness.com/
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