
«Avendo lavorato insieme sul rischio clinico posso affermare che ci ha lasciato un valido professionista, ma soprattutto dico, con grande tristezza, che ci ha lasciato un amico, un uomo, una persona squisita».
«Il vuoto che lascia Leonardo è incolmabile».
«Persona di straordinarie capacità, di volontà incrollabile e di rara umanità. Mente lungimirante, spirito innovatore, collega infaticabile, guida nel cambiamento e nelle difficoltà».
«Persona che ha segnato un tratto della nostra vita professionale, specialmente per la passione con cui ha saputo trasmetterci i suoi insegnamenti».
«Di profonda esperienza professionale, è stato sempre motivo di sprone per un'attività così delicata e complessa».
«Tutta la nostra partecipazione al dolore per la scomparsa prematura di uno stimato e brillante professionista e di una cara persona che, certo, non dimenticheremo».
E’ sufficiente scorrere questo elenco dei primi messaggi che abbiamo ricevuto da colleghi, collaboratori ed ex-alumni del master in Hospital Risk Management (del quale è stato entusiasta coordinatore fin dalla prima edizione del 2003) per rendersi conto dello spessore della persona e dell’impronta che ha lasciato.
Un sintetico curriculum registra la laurea in Medicina e chirurgia (1986) e la specializzazione in Igiene e medicina preventiva (1990) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, un Master in business administration (MBA) presso il prestigioso InStitut Européen d'ADministration des affaires (INSEAD) di Fontainebleau (F) (1992).
Ha fatto parte delle direzioni sanitarie del Policlinico Agostino Gemelli di Roma e dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), dal 2000 era direttore sanitario (Chief Medical Officer) dell’IRCCS Istituto Europeo di Oncologia (IEO).
La profonda ed innata attenzione all’insieme delle problematiche legate al “rischio clinico” è bene testimoniata dall’essere stato socio fondatore, tra l’altro, dell’Associazione Italiana Documentazione Sanitaria (AIDOS, di cui era presidente 2011-2012), dell’Associazione Italiana Rischi in Sanità (AIRISS, che raccoglie docenti ed ex alumni del master HRM), della Società Italiana Medici Manager (SIMM, di cui era presidente) e della Società Italiana Healthcare Risk Manager (SIHRMA). Era molto attivo anche nella Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria-Verifica e Revisione della Qualità (SIQuaS-VRQ).
Pur da profano mi sembra di poter dire che Leonardo credeva molto nella “centralità” del paziente (non solo dal punto di vista della sicurezza) ed io stesso, e molti di quelli che mi leggeranno, l’hanno personalmente sperimentato. Si impegnava sempre per mettere in pratica le due alte raccomandazioni che mi sono permesso di riportare qui di seguito.
«Mentre si parla giustamente di evitare ogni forma di “accanimento terapeutico”, mi pare che in Italia siamo ancora non di rado al contrario, cioè a una sorta di “negligenza terapeutica” e di “troppo lunga attesa terapeutica”. Si tratta in particolare di quei casi in cui le persone devono attendere troppo a lungo prima di avere un esame che pure sarebbe necessario o abbastanza urgente, oppure di altri casi in cui le persone non vengono accolte negli ospedali per mancanza di posto o vengono comunque trascurate. E’ un aspetto specifico di quella che viene talvolta definita come “malasanità” e che segnala una discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari che per legge devono essere a disposizione di tutti allo stesso modo. Poiché, come ho detto …, infermieri e medici fanno spesso il loro dovere con grande dedizione e cortesia, si tratta perciò probabilmente di problemi di struttura e di sistemi organizzativi» (Carlo Maria card. Martini S.J., 21 gennaio 2007).
«La conoscenza fra chi cura e chi è curato dev’essere meno fredda e distaccata di quanto spesso accade: dev’essere fatta di comunicazione genuina, di dialogo, di ascolto, di verità detta con partecipazione (e qui si pone il delicatissimo problema della cosiddetta “verità al malato”). Il sofferente deve sentirsi rispettato anche nel momento della debolezza. Solo se circondato d’amore, il malato riesce ad accettarsi e a superare il pudore che è la consapevolezza di un certo squilibrio, di una certa disarmonia tra il significato e le esigenze della sua persona spirituale, da una parte, e i suoi bisogni corporei, dall’altra» (Gianfranco card. Ravasi, 11 novembre 2007).
Carlo Ortolani, Direttore Cineas
Fonte: Cineas- Fonte immagine: segreteria Aidos
Parole chiave: Leonardo la Pietra,