07 Ottobre 2011

Copertura dei rischi catastrofali in Italia: dati, soluzioni, problemi

Assicurazioni pronte a fare la loro parte, ora spetta al Governo realizzare un progetto di legge
 

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Sono 22 milioni  cittadini italiani che vivono in territori a rischio sismico, il 73% dei soggetti intervistati nell'indagine Cineas "Calamità naturali: assistenzialismo o prevenzione?" hanno vissuto una calamità e di questi il 75,4% pur avendo ricevuto un indennizzo parziale o totale si è dichiarato non soddisfatto. E ancora, su 3100 attività produttive  presenti in Veneto, meno del 10% ha una copertura assicurativa contro le catastrofi ambientali. Questi sono solo alcuni dei dati emersi dalla tavola rotonda organizzata dal Giornale delle Assicurazioni, a Milano, il 6 ottobre 2011.

Qual è l’atteggiamento italiano nei confronti dei rischi ambientali? Cosa si può fare? Dai risultati della ricerca condotta da Cineas e dai dati evidenziati da Unipol, emerge un dato allarmante: l’Italia è un paese con altissimi livelli di rischio e di diversa tipologia (terremoti, trombe d’aria, alluvioni ecc…) ma la percezione del rischio è nettamente inferiore al rischio reale. Un dato ancora più allarmante se si pensa che il bilancio economico del paese non sarà più in grado di far fronte a futuri eventi catastrofali. Fino ad oggi sono ben 3,5 milioni di euro i costi sostenuti mediamente ogni anno dal governo. Come agire? Secondo Generali, Unipol, Allianz e Reale Mutua l’obiettivo è l’introduzione dell’obbligatorietà dell’assicurazione contro le catastrofi naturali o di una estensione obbligatoria a questi eventi per le coperture incendio.

Gli ostacoli. Il problema di fondo è la mancanza di una cultura di prevenzione diffusa tra i cittadini. Gli italiani non considerano ancora i rischi reali e fanno affidamento sulla scarsa probabilità che possano essere proprio loro le vittime di un evento avverso. Nel caso questo si verifichi l’aspettativa diffusa è  il “naturale” intervento dello stato.
L’ottica dell’intervento statale è di breve periodo: basato sul supermento delle difficoltà nel momento in cui si presentano. Manca una pianificazione nell’ottica del risk management dello stato.

La via percorribile. Come sottolinea Sergio Ginocchietti, dirigente liquidazione Cose di Unipol, “le compagnie assicurative non possono agire da sole sia dal punto di vista economico che per diffondere la cultura del rischio. Per far fronte ai futuri eventi catastrofali (certi)  È indispensabile “fare sistema”:  Stato, assicurazioni, periti, tecnici devono realizzare un progetto comune”.
La via più attuabile è la creazione di un sistema misto in cui parte dei costi venga socializzato (diviso tra le aree più a rischio e meno a rischio) e parte perequato alle qualità del rischio. Infine, attraverso l’introduzione dell’obbligatorietà della polizza incendio è possibile mutualizzare il costo sociale, garantendo così le future coperture per i danni da catastrofi ambientali. “Per incentivare i cittadini – propone Daniele Guglielmetti di Milano Assicurazioni - si potrebbe pensare a una de-fiscalizzazione anche totale delle tasse assicurative”.

Allo stato attuale. Le assicurazioni sono tecnicamente pronte a gestire questo comparto assicurativo ma è necessaria la collaborazione dello stato. I vantaggi? Eccone solo alcuni:

  • le assicurazioni entrerebbero in un nuovo mercato;
  • lo Stato appoggiandosi alle assicurazioni e ai suoi periti dimezzerebbe i costi;
  • i cittadini otterrebbero indennizzi equi e più rapidi.

Fonte: Cineas

Parole chiave: Giornale delle Assicurazioni, Sergio Ginocchietti, Unipol, Generali, Allianz, Reale Mutua,

 

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