
L’Abi, l’Associazione delle Banche Italiane, ha diffuso alcuni dati che dimostrano come gli istituti di credito abbiano continuato a finanziare le imprese italiane almeno sino alla fine del 2008. Il tasso di crescita dei prestiti nel terzo trimestre dello scorso anno è stato del +6,6% e, in presenza di un Pil in discesa e di una contrazione dei nuovi investimenti, la mancata interruzione dei finanziamenti sembra essere una scelta critica: il tasso di crescita nell’ultimo anno si è più che dimezzato, passando dal 10,9% del gennaio 2008 al 3,9% del gennaio del 2009. Ancora più consistente è la riduzione del tasso di crescita per gli impieghi a medio/lungo termine, come gli investimenti e gli acquisti di beni durevoli, scesi dall’11,7 al 3,9 nello stesso arco di tempo.
Come ha notato Gianfranco Torriero, direttore dell’Ufficio Ricerche dell’Abi, dai dati emerge con chiarezza che l’attuale domanda di finanziamento da parte delle imprese non è finalizzata a nuovi investimenti ma alla ristrutturazione del debito. Infatti, le difficoltà delle imprese non derivano dalla mancanza di credito, ma dalla mancanza di vendite: il ricorso ai finanziamenti delle banche viene utilizzato per resistere, in attesa di novità sul fronte della domanda.
Questa situazione non potrà proseguire a lungo: in una fase di crisi, il rischio per le banche è superiore alla media e ciò rende necessari interventi mirati a sostenere la domanda. Inoltre, se le risorse delle banche vengono indirizzate su operatori che non potranno restituire i finanziamenti ricevuti, prima o poi rischia di interrompersi il flusso delle sovvenzioni alle imprese. Secondo Gianfranco Torriero, sarebbero necessari due diversi interventi pubblici: da un lato, servirebbero misure di rilancio dell’economia a lungo termine; dall’altro, servirebbero apposite garanzie pubbliche per le imprese in difficoltà.
Anche se i dati complessivi non mostrano ancora un credit crunch delle banche, le imprese sono preoccupate. Per questo Confindustria ha lanciato la proposta di introdurre il "mediatore del credito", una sorta di giudice di pace tra società e banche che permetterà di proseguire le operazioni di sostegno alle imprese. Infine, sono interessanti i dati che arrivano dal fronte del factoring, uno strumento che le aziende utilizzano per finanziarsi cedendo i crediti commerciali: il factoring costa meno del normale credito bancario e, per gli istituti di credito, si configura come un rischio minore.
Fonte: La Repubblica Affari & Finanza, 9 marzo 2009
Parole chiave: Abi, Associazione delle Banche Italiane, Gianfranco Torriero, Confindustria,

