
Bombardati da notizie finanziarie pessimistiche, speculazioni e crolli borsistici, debiti, investimenti e flussi finanziari, si rischia di perdere il contatto con l’economia reale, la produzione industriale e, così facendo, si finisce per vedere crisi anche laddove non c’è.
Le dinamiche degli indici borsistici non riflettono i dati ottimistici pubblicati in questi giorni: industria in crescita, produzione in aumento e ripresa dei consumi.
A prova del fatto stanno i rilevamenti Istat che registrano un aumento dell’8,7% rispetto a marzo 2009 e migliore persino di dicembre 2006. L’Isae (Istituto di studi e analisi economica) invece ha reso noto che per il secondo trimestre dell’anno si prevede un incremento della produzione del 4% rispetto alla prima parte del 2010. Anche dalle richieste di gas arrivano notizie confortanti: quest’ inverno i consumi del gas sono saliti del 22%.
L’ indice Pmi manifatturiero segue l’andamento positivo generale salendo ad aprile a 57,6 punti, oltre la soglia quindi del 50%, discriminante tra un economia in recessione e una in espansione.
L’ economia reale è in crescita rispetto a una sbandierata crisi finanziaria anche negli altri stati europei. Segnali di ripresa da Germania e Spagna. La prima, pienamente uscita dalla crisi, ha visto aumentare gli ordini dell’industria in marzo del 5% su base mensile e del 30% su base annuale; così anche per le esportazioni, cresciute del 23% nel 2010. Mentre la Spagna esce dalla recessione, dopo un anno e mezzo di contrazione dell’attività, mostrando una leggera crescita del Pil dello 0,1%.
Fonte: Repubblica.it, 10 maggio 2010
Parole chiave: Istat, Isae, Istituto di studi e analisi economica,