
L’alta finanza investe sulle Pmi. Dopo un decennio di grandi deal, ora gli investimenti si orientano sulle piccole e medie realtà aziendali: secondo le stime Aifi, l’associazione di categoria, le cifre sono in crescita sulle imprese con un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro. Uno dei fattori di questa inversione di tendenza è la crisi, oltre ad una evoluzione del settore.
A settembre partirà il Fondo italiano di investimento per le Pmi. L’obiettivo, a cui lavora Cassa depositi e prestiti insieme a Intesa San Paolo, Unicredit e Mps, è puntare su aziende con ricavi tra 10 e 100 milioni di euro. Target quindi quelle 15 mila aziende che rappresentano un tessuto produttivo troppo spesso lasciato fuori da dinamiche finanziarie e senza una vera conoscenza dei pregi del capitale di rischio.
Dalle parole di Giampio Bracchi, presidente di Aifi, si comprende come le Pmi rappresentino la maggior parte delle imprese italiane, nonostante in circolo mediatico sia focalizzato solo sulle grandi raccolte perché ‘fanno notizia’. Sia tramite operazioni di buy out, di maggioranza, sia di expansion, con partecipazioni minoritarie, i fondi di private equity consentiranno alle imprese di competere anche a livello internazionale.
I settori di investimento sono quelli classicamente preferiti dal capitale a rischio italiano: meccanica strumentale, moda, tessile, legno, arredo e sull’hi-tech. E non mancano i risultati positivi e casi virtuosi, come Favini, azienda veneta specializzata nella produzione di carta di lusso, tornata competitiva, dopo un periodo di crisi, grazie la fondo Orlando.
Così è successo per un'altra azienda veneta, Sonur Faber, Pmi che produce e distribuisce casse acustiche di alto livello, sbarcata in Usa grazie al fondo Quadrivio Sgr.
Tra l’aumento di investimenti sulle start up innovative di investitori informali e crescita dei fondi regionali (Futurimpresa in Lombardia) e fondazioni ex bancarie (Toscana Innovazione), nel nuovo panorama che si sta delineando, c’è una nota non troppo positiva: le imprese del Sud sono ancora coinvolte in minima parte, solo 4% sul totale.
Fonte: Repubblica 21 giugno 2010
Parole chiave: Aifi, Giampio Bracchi, private equity, Cassa depositi e prestiti, Intesa San Paolo, Unicredit, Mps,

