
“L’evento avverso” è ormai considerato un grave problema umano, sociale ed economico; in gran parte delle strutture la consapevolezza della necessità di ridurre i rischi sta crescendo, ma il modo di gestire l’errore è tuttavia ancora molto diverso da un ospedale all’altro e i casi evidenziati dalla cronaca dimostrano che molto resta ancora da fare.
“Gli errori commessi nelle strutture ospedaliere provocano danni alle persone e i cittadini non percepiscono l’ospedale come luogo al quale affidare la propria salute in estrema tranquillità”, spiega Adolfo Bertani, Presidente di Cineas, consorzio universitario specializzato nella prevenzione e gestione dei rischi. “Questo senso di insicurezza determina una maggiore intolleranza nei confronti dell’errore medico ed un inevitabile incremento delle richieste di risarcimento da parte dei pazienti”.
Un sistema di certificazione obbligatorio: classificare gli ospedali secondo un rating
Una delle condizioni indispensabili per agevolare le strutture sanitarie a garantire una più elevata qualità dei servizi è stabilire un rating di valutazione di ogni ospedale e dei vari reparti e imporre un sistema di certificazione a tutte le strutture ospedaliere, ovvero un sistema di accreditamento come è già, peraltro, in corso in Lombardia, regione che ha stipulato un accordo con la Joint Commission International per monitorare la sicurezza e l’efficienza di tutte le strutture ospedaliere lombarde.
“Dall’indagine commissionata da Cineas su 300 dirigenti sanitari in merito alle modalità di prevenzione degli errori medici e degli incidenti, emerge che oltre l’80% delle strutture ospedaliere è favorevole sia all’introduzione per legge dell’Hospital Risk manager a tutti gli ospedali italiani, sia all’istituzione di un sistema di certificazione al fine di monitorare il rispetto delle procedure e la qualità dei servizi offerti ai pazienti, come ad esempio la Joint Commission International”, spiega Bertani. “L’individuazione dei parametri di misurazione dei vari fattori per giungere ad un rating di valutazione dell’intero ospedale e dei singoli reparti potrebbe facilitare una crescita omogenea in termini di qualità del servizio sanitario, riducendo il divario attualmente presente sul territorio. Ad ogni unità operativa può corrispondere un rating di rischio noto e contenibile con opportune misure: dalla corretta gestione della comunicazione medico-paziente alla preventiva messa in sicurezza di strutture e macchinari. I fattori di successo di un ospedale devono essere legati al livello qualitativo della classe medica ed infermieristica, all’utilizzo di apparecchiature biomediche di avanguardia, ad un sistema di procedure organizzative basate sul miglioramento continuo, ad un efficace sistema di risk management”.
I dati dell’indagine commissionata da Cineas evidenziano come il livello di sensibilità verso la cultura della gestione del rischio in un ambito esposto come quello sanitario si mantenga diverso tra le regioni del Nord del Centro da un lato e del Sud dall’altro.
Un dato che mette in luce la volontà di dotarsi di strumenti adeguati, ancora frenata da ostacoli organizzativi, è la risposta fornita alla domanda relativa all’esistenza o meno di una procedura applicata per la gestione degli incidenti potenziali o near miss, vale a dire quegli incidenti che non si verificano per mera casualità (ad esempio, la rivelazione di un errore di prescrizione di un farmaco prima che sia somministrato al paziente). Se nelle regioni del Centro, quali Toscana e Lazio, è presente nell’81% dei casi, e al Nord, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, nel 73% dei casi, il Sud, rappresentato da Campania, Calabria e Sicilia, l’esistenza delle procedure di gestione degli incidenti potenziali è stata confermata dal 54% del campione. Ancora più significativo il dato sulla cartella clinica che interessa, invece, un po’ tutte le regioni analizzate dall’indagine: il 79% dei dirigenti ospedalieri sostiene di operare ancora attraverso un sistema di raccolta e archiviazione dei dati clinici di tipo cartaceo e solo il 6% circa afferma di aver informatizzato la cartella clinica in tutti i reparti.
“I dati dell’indagine confermano ancora una volta l’esistenza di un sistema sanitario caratterizzato da differenziazioni a livello regionale. A maggior ragione, la gestione del rischio nella sanità deve essere disciplinata dal punto di vista legislativo. Oltre ad un sistema di certificazione obbligatorio e al rating di valutazione dei reparti ospedalieri, che permetterebbe una classificazione degli ospedali – conclude Bertani – altri elementi considerati imprescindibili per affrontare la delicata problematica legata alla gestione del rischio clinico risultano essere da un lato l’estensione a tutte le Regioni, e non solo in alcune di esse, dell’obbligo della presenza di un risk manager in ogni azienda sanitaria, al fine di ridurre le inefficienze e permettere un monitoraggio continuo del sistema, e dall’altro la garanzia di una formazione professionale degli operatori per colmare la mancanza delle competenze specifiche all’attuazione di una efficace politica di risk management in ospedale”.
Fonte: Cineas; fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/jonathanvo/475116470/sizes/o/
Parole chiave: gestione del rischio clinico, sistema di certificazione, rating di valutazione, evento avverso,
