16 Settembre 2009

Identificazione del paziente: metodologie e modelli per garantire la sicurezza

Le strategie più utilizzate per evitare errori sono il braccialetto identificativo e la check list di sala operatoria
 

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E’ difficile calcolare l’incidenza degli errori dovuti alla non corretta identificazione del paziente, poiché molti di questi non vengono neppure segnalati se non producono danni sul paziente. Un’analisi delle segnalazioni, quindi, può contribuire alla comprensione delle dimensioni del problema, ma sicuramente fornisce un dato sottostimato sulla frequenza e le modalità con cui si verificano questi sinistri.

Per identificazione del paziente si intendono diverse pratiche: paziente corretto, sito corretto e procedura corretta. La Joint Commission on Accreditation of Healthcare Organizations, agenzia americana per l’accreditamento delle strutture sanitarie, ha preso in esame 126 casi di mismatching del paziente, avvenuti tra il 1998 e il 2001. Nel campione considerato, il 71% dei casi riguardava l’operazione sul sito sbagliato, il 13% uno scambio di paziente da operare, l’11% la realizzazione di una procedura non corretta. Tra le cause degli errori legati alla non corretta identificazione del paziente venivano indicati: il trattamento di casi di emergenza (19%), le caratteristiche particolari del paziente (16%), la particolare pressione temporale nel realizzare una procedura (13%), il coinvolgimento di più operatori nella gestione di un caso (13%) e la realizzazione di più casi in una stessa seduta chirurgica (10%). Un’analisi successiva di questi casi ha evidenziato il ruolo fondamentale del fallimento nella comunicazione (sia orale che scritta) fra gli operatori (JCAHO, 2004).

Le principali organizzazioni che si occupano di sicurezza del paziente a livello internazionale hanno elaborato  un “protocollo universale” con l’obiettivo di ridurre i rischi legati alla corretta identificazione di persona, sito e procedura. Il protocollo si compone di cinque passi fondamentali:
1) raccogliere il consenso informato;
2) segnare il sito da operare, secondo una procedura organizzativa condivisa;
3) identificare correttamente il paziente (utilizzando sempre due identificativi, es. doppio check nome su braccialetto e nome su lista operatoria);
4) realizzare il time out: controllo ultimo prima di operare, coordinato dal primo chirurgo e partecipato dall’intera équipe chirurgica, in cui si verificano identità del paziente, sito/ lato da operare, procedura chirurgica da effettuare;
5) controllare le immagini radiologiche prima di effettuare l’operazione.

Una strategia per la corretta identificazione del paziente è l’introduzione di braccialetti identificativi. Tali strumenti devono contenere informazioni che permettano di identificare in maniera univoca il paziente e devono esser accompagnati da procedure di identificazione attiva. Al braccialetto identificativo, le organizzazioni internazionali propongono di associare uno strumento organizzativo, ossia la check list di sala operatoria. Si tratta di un documento ufficiale, da allegare alla cartella clinica, in cui si annotano: identità del paziente, corretto lato e sito chirurgico, consenso informato all’effettuazione dell’intervento, corretta posizione del paziente per eseguire l’intervento, disponibilità di dispositivi, attrezzature speciali, numero delle garze e della strumentazione utilizzata.

In Italia, il Ministero della Salute, a marzo 2008, ha emanato una “Raccomandazione specifica relativa alla corretta identificazione dei pazienti, del sito chirurgico e della procedura”. 

Fonte: Regione Toscana, Centro gestione del Rischio Clinico: Quaderno "Aida o Lidia?"

Sei in: Sanità » Vademecum

Parole chiave: identificazione del paziente, braccialetto identificativo, check list di sala operatoria,

 

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