22 Dicembre 2008

Il dna e la previsione del nostro futuro sanitario: aspetti assicurativi

Le assicurazioni potrebbero non sottoscrivere la polizza in caso di alto rischio di malattie gravi. L’opinione di Carlo Ortolani, Direttore Cineas
 

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Con l’evoluzione della genetica, non è più uno scenario fantascientifico. Allo stato attuale è possibile conoscere le caratteristiche del proprio DNA e quindi la predisposizione a malattie di tipo genetico. Sarà possibile conoscere il "futuro sanitario" di un bambino, si potranno prevedere in modo attendibile gli esiti di una malattia e di diverse patologie. Quali conseguenze si potrebbero produrre in ambito assicurativo? Lo abbiamo chiesto a Carlo Ortolani, Direttore Cineas.

Quali conseguenze potrebbe produrre in ambito assicurativo la conoscenza del futuro sanitario di una persona?
E’ ragionevole ipotizzare 4 differenti situazioni:

  1. l'assicurazione non sa nulla e l'assicurato non sa nulla, come è accaduto fino ad ora; 
  2. solo l'assicurazione dispone dei dati genetici (o di altre più ampie informazioni) dell'assicurato o del potenziale assicurato;
  3. l'assicurato ha a disposizione i dati e sa quale sarà il suo futuro;
  4. i dati sono disponibili sia all'assicurazione sia all'assicurato.

A quali rischi si può andare in contro?
Il legislatore dovrebbe impegnarsi a rendere impraticabile la situazione in cui solo l’assicurazione disponga dei dati genetici e controllare che tali informazioni non siano raccolte fraudolentemente e senza che l'assicurato/assicurando lo sappia. Se invece ci si trovasse nella terza condizione, le conseguenze potrebbero essere: la scomparsa della polizza malattie od un suo incredibile rincaro. Il pericolo più rilevante è che la compagnia possa discriminare chi ha forti probabilità di gravi patologie, non offrendo la copertura o aumentando molto il premio (qualcosa di simile si verifica nel settore RC-auto con la clausola bonus/malus). Questo settore potrebbe diventare un buon campo di applicazione delle normative sulla privacy.

Su questi argomenti, già nel 2000, esprimeva tutta la sua preoccupazione Stefano Rodotà, ex Garante della Privacy, che sottolineava come la decodificazione del genoma umano potesse costituire una minaccia per la privacy. Secondo Rodotà, si poteva ragionevolmente supporre un proliferare di abusi da parte delle compagnie assicurative e dei datori di lavoro per conoscere le condizioni di salute future di assicurati e dipendenti.

Fonte: Cineas

Parole chiave: DNA, Carlo Ortolani, Stefano Rodotà, Garante della Privacy, genoma,

 

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