
Comunicare la salute: attori, processo e contenuti. La comunicazione nel settore sanitario è strutturalmente complessa. Da una parte c’è la persona che ha problemi di salute e per questo è in una posizione di fragilità; dall’altra c’è il personale ospedaliero (composto da medici ed infermieri). Il medico deve trasmettere al malato una serie di informazioni, deve tradurre, cioè, le sue conoscenze in un linguaggio che sia comprensibile a chi non è un professionista del settore. Come avviene questo processo di comunicazione tra personale medico e paramedico e paziente? E’ questo l’interrogativo che guida il percorso del libro curato da Alessandro Lucchini “Il linguaggio della salute”, edito da Sperling Kupfer. L’indagine si snoda attraverso tre tappe principali: una prima parte dedicata all’analisi delle problematiche che insorgono nel processo di comunicazione, una seconda incentrata sulla presentazione di possibili soluzioni e una terza in cui vengono presentati dei racconti veri o verisimili di situazioni in cui ci la comunicazione non è andata a buon fine.
“Questo libro – commenta il curatore- si basa su un’indagine diretta di quanto avviene negli ospedali. Il linguaggio è lo strumento e la salute è l’obiettivo. Quando si parla di linguaggio ci si riferisce non solo alle parole e al sistema di regole della lingua, ma anche alle modalità espressive. A dimostrazione di ciò, il libro si conclude con un’intervista a Gino Strada, il quale, con Emergency, è attivo in località in cui il personale medico e paramedico non conosce la lingua delle popolazioni locali”.
La comunicazione di crisi. Carla Brotto, docente Cineas, ha firmato un capitolo del libro dal titolo “Risk communication o crisis communication?”, in cui è pubblicata l’intervista al Presidente Cineas, Adolfo Bertani, “Ospedale sicuro: realtà o miraggio?”.
“A livello mondiale, la salute è uno dei tre argomenti che preoccupa di più l’opinione pubblica. Quando avvengono degli incidenti in corsia o ci sono degli scandali medici, le strutture sanitarie non emettono delle comunicazioni ufficiali- spiega Carla Brotto. "Generalmente, sono i mass media che trasmettono le informazioni e molto spesso cavalcano l’ondata emotiva provocata dai casi di cronaca. Il Sistema Sanitario Nazionale si dovrebbe accreditare come fonte autorevole, trasparente e credibile. Per fare ciò, bisognerebbe attuare una strategia preventiva di risk communication, che consiste nella mappatura delle aree a rischio dal punto di vista della comunicazione, che non necessariamente coincidono con le aree più esposte ai rischi dal punto di vista clinico. La crisis communication, o comunicazione di crisi, fornisce, invece, tecniche e strumenti per la gestione efficace della comunicazione durante una situazione di crisi, in modo da evitare strumentalizzazioni da parte dei mass media".
I destinatari. “Questo libro – conclude Alessandro Lucchini – non si propone di individuare i responsabili degli eventuali fallimenti nella comunicazione sanitaria. Al contrario, il nostro obiettivo è quello di creare un’alleanza virtuosa tra gli attori coinvolti e diffondere la cultura della comunicazione anche tra i professionisti della sanità, a partire dagli studenti universitari delle Facoltà di Medicina, Odontoiatria e Scienze Infermieristiche”.
Fonte: Cineas
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