
L'aria "pura" che normalmente respiriamo è costituita, con ottima approssimazione, dal 79% di azoto e dal 21% di ossigeno (in altre parole: 100 metri cubi di aria contengono 79 metri cubi di azoto e 21 di ossigeno).
Non è possibile allontanarsi di molto da questa percentuale naturale perché le atmosfere sotto-ossigenate (contenenti meno del 17% di ossigeno) o sovra-ossigenate (contenenti più del 25%) costituiscono per l'uomo un grave rischio.
Le atmosfere sotto-ossigenate possono condurre alla morte per asfissia se il tenore di ossigeno si riduce a meno del 12%. Se l'atmosfera contiene addirittura meno del 7% di ossigeno, l'asfissia è molto rapida e senza sintomi premonitori.
Il rischio è molto aggravato a causa dalle particolari reazioni dell'uomo posto in un ambiente sotto-ossigenato, poiché egli non si accorge di trovarsi in un ambiente sotto-ossigenato.
Contrariamente a quanto si crede, un'atmosfera sotto-ossigenata non provoca, in un soggetto in buona salute, né difficoltà respiratorie né impressione netta di soffocamento, ma solo qualche cosa di simile ai primi sintomi dell'anestesia (mancanza di equilibrio, vertigini, difficoltà di parola fino all'impossibilità di articolare suoni, rapida diminuzione e poi incapacità di effettuare sforzi fisici e movimenti, ridotta coscienza del mondo esterno, riduzione dei sensi, specialmente del tatto).
In pratica un soggetto inesperto può respirare indifferentemente ossigeno, aria o azoto senza accorgersi poiché i disturbi sono percepiti utilmente solo da quei soggetti che conoscono le caratteristiche dell'insorgere degli effetti dell'anestesia. In caso contrario ci si accorge della situazione anomala solo quando non si è più grado né di muoversi né di parlare. Il contenuto in ossigeno del sangue diminuisce con rapidamente quando viene respirata aria povera di ossigeno.
Coloro che si trovano in ambienti saturi di azoto possono andare incontro a collasso e perdita della coscienza entro o in meno di 1 minuto e la morte può far seguito dopo un brevissimo periodo di tempo. Mentre va instaurandosi lo stato anossico, il soggetto può diventare incosciente senza essere consapevole di trovarsi in pericolo.
Nelle atmosfere sovra-ossigenate esiste invece il rischio di incendio che è apprezzabile già con il 25% di ossigeno, notevole con il 28% e molto grave con concentrazioni uguali o superiori al 35% (cioè dal 35% al 100%).
Generalmente è ignorato l'elevato rischio di incendio nelle atmosfere arricchite d'ossigeno perché, anche in questo caso, è possibile respirare ossigeno senza inconvenienti, e senza nemmeno rendersene conto, per un tempo molto lungo. Bisogna invece sempre valutare con grande attenzione la presenza di un gas comburente
estremamente energico come l'ossigeno. Infatti quasi tutte le sostanze sono combustibili in ossigeno puro. Quindi un aumento della concentrazione di ossigeno può cambiare la classificazione di una sostanza da "non-combustibile" a "combustibile".
Si ricordi anche il fatto (purtroppo più volte verificatosi in realtà) che in atmosfere ricche di ossigeno, il corpo umano brucia vigorosamente. La propagazione della fiamma lungo una superficie combustibile solida è ben più rapida nell'ossigeno che nell'aria: ecco perché quando un vestito prende fuoco in un'atmosfera di ossigeno, la persona si trova in pochissimo tempo completamente circondata dalle fiamme e subisce quindi ustioni molto estese.
Il rischio di un'atmosfera sovra-ossigenata può esistere anche all'aria aperta, come dimostra questo incidente: un operaio stava effettuando una riparazione sotto un camion per il trasporto di ossigeno liquido quando, per una fuga di ossigeno gassoso, i vestiti dell'operaio s'incendiarono ed egli fu ustionato mortalmente.
Ecco infine un altro incidente che dimostra la facilità con la quale l'ossigeno può impregnare per lungo tempo i vestiti: un operaio proveniente da un locale ove si trovavano dei recipienti di ossigeno liquido, si recò in un altro locale per affilare un utensile alla mola; durante questa operazione una scintilla incendiò i vestiti e, nonostante l'immediatezza dei soccorsi, subì gravissime ustioni.
In un ambiente che non sia stato ben arieggiato, si possono avere da un punto all'altro differenze di concentrazione d'ossigeno notevoli.
Possiamo ricordare il caso di un vagone-cisterna che, dopo essere stato svuotato dell'ossigeno liquido che trasportava, è rimasto aperto per tre settimane.
Nella zona centrale del vagone non era stato misurato nessun arricchimento d'ossigeno. Ciononostante un operaio che fumava, calatosi nel serbatoio per operazioni di pulizia, vide i suoi vestiti incendiarsi dopo essersi diretto verso un'estremità del vagone.
Forse il più noto incidente è quello del 27 gennaio 1967 in cui perirono negli USA (a Capo Kennedy) V. Grissom e altri due astronauti della cabina spaziale Apollo: in atmosfera di ossigeno puro qual era quella della capsula, l'incendio della tuta del primo astronauta condusse a morte tutti e tre in pochi secondi.
Normative tecniche nazionali ed internazionali raccomandano infatti di prevenire accuratamente ogni possibile arricchimento di ossigeno.
Si consideri infine la quasi impossibilità di estinzione degli incendi in ossigeno puro.
Fonte: Cineas
Parole chiave: rischio ossigeno, Carlo Ortolani,

