
Nelle corsie ospedaliere ci sono prese ossigeno poiché servono per la terapia dei pazienti. L’ossigeno puro è, infatti, un gas medicinale presente nella farmacopea europea e nella farmacopea ufficiale italiana che ha diverse indicazioni medicali.
Per le sue proprietà chimiche questo gas è anche un ossidante estremamente efficace. La presenza di ossigeno puro negli ospedali espone il personale medico e paramedico e i pazienti ad una serie di rischi del tutto peculiari. Gli incendi in presenza di ossigeno puro hanno caratteristiche molto diverse da quelli che avvengono in condizioni normali. In atmosfera la concentrazione di questo gas è ridotta, dato che l’aria è composta per il 79% di azoto e per 21% di ossigeno.
I rischi da ossigeno puro si sono evidenziati negli anni Sessanta negli Stati Uniti. In quel periodo, la Nasa sperimentava le capsule per impiego spaziale. Questo gas puro presente all’interno delle navicelle causò diversi incidenti. Gli studiosi americani si trovarono di fronte fenomeni così devastanti che decisero di farne un ambito di studio specifico. A tutt’oggi si svolge un convegno annuale in cui vengono presentati contributi scientifici e risultati sperimentali di studi relativi alle atmosfere sovraossigenate.
Abbiamo chiesto a Carlo Ortolani, Direttore Cineas e Professore ordinario di "Combustione e sicurezza" presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, un commento tecnico sui rischi da ossigeno negli ambienti ospedalieri.
Quali sono le caratteristiche di una combustione in ossigeno puro?
Il processo di combustione in ossigeno puro è completamente diverso rispetto a quello che avviene in condizioni ordinarie. Innanzitutto, in ossigeno puro il confine tra sostanze infiammabili e non si assottiglia molto. In ossigeno puro anche l’acciaio brucia.
In secondo luogo, si sviluppano temperature molto più elevate, fino a mille gradi più alte.
Il terzo punto distintivo è che il processo di combustione è molto più veloce, il combustibile brucia molto più rapidamente.
Infine, gli incendi in ossigeno puro sono pressoché inestinguibili e richiedono una quantità di estinguente molto maggiore rispetto a quelli che avvengono in condizioni ordinarie.
Quali sono i rischi che si corrono in una struttura sanitaria a causa della presenza di ossigeno puro?
Per evidenziare i rischi a cui si è esposti in una struttura sanitaria si può fare una rapida rassegna di alcuni dei più gravi incidenti.
Un caso tristemente famoso è quello avvenuto all’istituto ortopedico Galeazzi di Milano nel 1997. Per un guasto dei macchinari ci fu una dispersione di ossigeno puro nella camera iperbarica, lo scaldino che una paziente stava utilizzando creò le condizioni per l’incendio. In caso di incidente in una camera iperbarica, i margini di manovra nelle procedure di soccorso sono molto limitati a causa delle condizioni di pressione presenti. Non è possibile trasportare fuori i pazienti fino a quando la pressione interna non è pari a quella esterna. In caso contrario, la variazione improvvisa causerebbe comunque la gravissimi danni.
All’ospedale di Parma, nel 1977, un’esplosione nel reparto di cardiochirurgia causò 22 morti. Un operatore aveva appena sostituito una bombola di un ossigenatore esterno, che aveva esaurito il suo contenuto. A seguito di questa manovra, non si sa se a causa di un errore umano o per un difetto della strumentazione, si disperse ossigeno puro che a contatto con il disinfettante utilizzato dal personale sanitario provocò l’incendio. L’aumento della pressione all’interno della stanza causò il crollo di un muro portante. La maggior parte delle vittime si trovava al piano superiore, rispetto a quello in cui avvenne l’incidente, perché era un reparto di degenza. La cardiochirurgia è particolarmente esposta al rischio ossigeno puro perché quest’ultimo è molto utilizzato.
Anche la somministrazione di ossigeno puro ai pazienti presenta dei rischi che devono essere tenuti in considerazione. Per esemplificare cito il caso avvenuto qualche anno fa al pronto soccorso di Padova. Il personale intervenne sul paziente somministrando ossigeno puro da una bombola di ossigeno. Il paziente morì in pochi minuti. Le bombole di ossigeno per uso medicale hanno determinate caratteristiche di capacità e pressione (in genere 40 litri a 200 atmosfere). Invece di utilizzare il riduttore specifico per la somministrazione di ossigeno puro il personale aveva utilizzato un riduttore di pressione per aria.
In ospedale, dove c’è un paziente c’è una presa di ossigeno; inoltre, l’ossigeno puro viene utilizzato in diverse pratiche terapeutiche, per questo i rischi sono molto elevati e devono essere opportunamente valutati e gestiti attraverso strategie di risk management.
Fonte: Cineas
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