
La catastrofe naturale che si è abbattuta sul Giappone l'11 marzo 2011 ha causato danni economici tra i 200 e i 300 miliardi di dollari, cifre che hanno iniziato ad incidere anche sul mercato assicurativo internazionale.
Munich Re, il maggiore riassicuratore mondiale, ha da poco annunciato risarcimenti record pari a 2,7 miliardi di euro nel primo trimestre dell’anno, ripartiti tra Giappone (1,5 miliardi di euro) e Australia e Nuova Zelanda (1,1 miliardi di euro). Anche Swiss Re ha dichiarato perdite che si aggirano intorno a 1,2 miliardi di dollari.
In generale, le stime dei costi assicurativi – a livello mondiale – del terremoto e del conseguente tsunami variano tra i 20 e i 45 miliardi di dollari, rendendo questa catastrofe il secondo disastro naturale dopo l’uragano Katrina del 2005 (72 miliardi di dollari). Esiste, però, una differenza sostanziale: per Katrina poco meno del 50% dei danni complessivi – pari a circa 150 miliardi di dollari – fu a carico delle compagnie, mentre per le recenti vicende giapponesi tale stima si attesta intorno al 10-15%.
Una differenza che si spiega attraverso il sistema misto pubblico-privato che il Giappone ha istituito per coprire i rischi da calamità naturali: un pool di assicuratori – il principale si chiama Zenkyoren – copre i rischi terremoto sulle abitazioni, mentre lo stato interviene per calamità che superano una determinata esposizione totale. Grazie a questo sistema, quindi, gli eventi di marzo hanno avuto conseguenze limitate sulle compagnie primarie internazionali, mentre hanno avuto un impatto maggiore solo su alcuni assicuratori.
Tra i diversi segmenti del mercato assicurativo, il più colpito è stato quello dell’edilizia residenziale (con danni tra i 10 e i 22 miliardi di dollari), seguito dal ramo delle proprietà industriali (dai 5 agli 11 miliardi di dollari), dalle assicurazioni vita (dai 3 a 4,9 miliardi di dollari), marittimo (da 1,1 a 1,5 miliardi), auto (da 0,2 a 0,7 miliardi) e, infine, dal ramo delle assicurazioni internazionali (da 1,5 a 5 miliardi).
Una delle maggiori problematiche emerse - ha sottolineato la società di consulenza Towers Watson – risiede nella difficoltà di quantificare i rischi collegati ad uno tsunami e alla copertura del blocco delle attività produttive, un rischio molto poco assicurato nelle regioni nipponiche.
Il terremoto, infine, ha avuto ripercussioni – seppur limitate – anche sul mercato dei cat bond, le obbligazioni attraverso le quali i rischi assicurativi vengono trasferiti nei mercati. Un evento di tale entità ha dimostrato la loro indiscutibile importanza e quella dei trattati riassicurativi per il trasferimento del rischio: attualmente, questi prodotti rappresentano il 10% del mercato nazionale dei rischi catastrofali, mentre il resto è gestito ancora dal mercato tradizionale.
Lo scenario, tuttavia, sembra favorevole ad un cambiamento: il rischio di eventi catastrofici risulta molto conveniente a fronte dell’ampliamento dei differenziali di rischio di varie esposizioni in tutto il mondo proprio sulla scia del terremoto che sì è da poco abbattuto sul Giappone.
Fonte: Sole 24 Ore, 26 aprile 2011
Parole chiave: Giappone, Munich Re, Swiss Re, uragano Katrina, Zenkyoren,

