
A seguito della pubblicazione del rapporto presentato da ANMIL (“tutela e condizione delle vittime del lavoro, tra leggi inapplicate e diritti negati”), in evidente contrasto con quanto comunicato dall’INAIL (dati statistici su incidenti nei luoghi di lavoro) si è riaperto il dibattito sulle problematiche inerenti la sicurezza sul lavoro.
Rimane comunque evidente che, per un paese avanzato come l’Italia, questa situazione è un fenomeno vistoso e non più sopportabile. La posizione del Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, (dopo l’emanazione della Legge 03.08.07 n. 123) è che la normativa italiana sia all’avanguardia nel panorama europeo, ma necessiti di contesti idonei per essere applicata in modo ottimale. “abbiamo buone leggi, ma bisogna applicarle all’interno di una adeguata cultura del lavoro”, dichiara il Ministro stesso.
Non è possibile scordare, inoltre, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha più volte ricordato che la sicurezza del lavoro rappresenta una emergenza nazionale e che la macchina dei controlli va’ rafforzata.
Le azioni intraprese dal Governo italiano muovono su due binari ben precisi: rafforzare i controlli (anche sul fronte del lavoro illegale) e migliorare la cultura della sicurezza sul lavoro.
Gli obiettivi per i controlli sono stati definiti con il “Patto per la salute”: dovranno puntare ad essere almeno per ogni Regione il 5% dei siti produttivi ovvero circa 250 mila l’anno a livello nazionale.
Questo obiettivo dovrà necessariamente fare i conti con gli organici delle strutture di vigilanza (soprattutto Ispettorato del Lavoro e ASL), anche se qualche segnale di miglioramento si è avuto, soprattutto per l’assunzione di diverse centinaia di ispettori del lavoro.
L’obiettivo di migliorare la “cultura della sicurezza” appare, comunque, la strategia migliore; il detto “meglio prevenire che curare” ha un ruolo centrale in questa problematica: formazione, ricerca e conoscenza rimangono i tre aspetti centrali per una efficace azione preventiva degli infortuni nei luoghi di lavoro.
In questo quadro si articolerà il nuovo Testo Unico (la cui parte generale è in discussione in questi giorni); esso avrà come obiettivi:
Di particolare rilevanza operativa dovrebbe essere l’istituzione a livello nazionale di un “Comitato per il Coordinamento delle attività di vigilanza” presieduto da Ministro per la salute e composto da rappresentanti del Ministero del Lavoro, Ministero della Salute, Regioni, INAIL e ISPESL. Il Comitato avrà appunto il compito di definire la programmazione annuale delle ispezioni, individuando i settori prioritari d’intervento e dettare le linee guida per le strutture territoriali.
Come già delineato nei punti precedenti la cultura della sicurezza sul lavoro dovrà essere al centro dell’azione preventiva: a tal proposito da sempre l’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza nei luoghi di Lavoro) è all’avanguardia in tema di ricerca medica e tecnologica, nonché nel campo della formazione; il nuovo Testo Unico, se verrà approvato, sancirà questo aspetto consegnando all’ISPESL (in sinergia con l’INAIL) un ruolo centrale nel sistema formativo di imprenditori, dirigenti, impiegati, operai, lavoratori autonomi… insomma, tutto il mondo del lavoro.
Esperienza insegna, inoltre, che una migliore organizzazione sul terreno della sicurezza del lavoro porta a una maggiore efficienza nel sistema produttivo, andando spesso a creare una sinergia virtuosa tra produttività, sicurezza, sistemi qualità, efficienza aziendale risolvendo o mitigando notevolmente le evidenti problematiche di carattere etico/sindacale nonché contribuire a diminuire in modo significativo i costi sociali dovuti agli incidenti.
Questa è una delle grandi sfide che attende l’Italia nell’immediato futuro!
Fonte: Emiliano Zaccagnini
Parole chiave: sicurezza sul lavoro, Anmil, Inail, Ministro del Lavoro, Patto per la salute, Ministero della Salute,

