
L’italiano medio teme prima di tutto per la propria salute e la propria incolumità fisica. Ritiene altamente probabile un attentato terroristico sul territorio italiano e non si sente sicuro sui mezzi pubblici o nei luoghi affollati. Sia al nord che al sud si vive con l’incubo del terremoto e ci si sente particolarmente esposti alle alluvioni.
Così si è espresso un campione rappresentativo della popolazione nazionale in base alla ricerca realizzata da Cineas sulle paure degli italiani. I dati della ricerca sono stati presentati il 10 novembre 2006 presso il Politecnico di Milano, in occasione dell’Inaugurazione del XX Anno Accademico Cineas, e commentati da Alberto Fluvi, Commissione Finanze e Tesoro alla Camera, Guido Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Giulio Ballio, Rettore Politecnico di Milano, Marco Giorgino, Professore di Global Risk Management Politecnico di Milano, Massimo Michaud, Vice Presidente Ania.
“Cineas, la cui mission è da sempre quella di promuovere la cultura del rischio attraverso una qualificata formazione professionale in diversi settori – spiega Adolfo Bertani, presidente Cineas - ha deciso di realizzare un sondaggio per fare il punto sul bisogno di sicurezza degli italiani all’inizio del terzo millennio. Ne è emerso che gli italiani hanno una sensazione del rischio più emotiva che reale. Dalla ricerca risulta infatti che l’italiano medio non è preoccupato per il lavoro, mentre dovrebbe esserlo dato che la precarizzazione del lavoro è sempre più diffusa; si sente più tranquillo in casa che fuori, mentre secondo l’Inail ogni anno accadono 3 milioni di incidenti domestici; teme per la sua salute e le calamità naturali, ma poco fa per la prevenzione e delega allo Stato la sua protezione”.
Certamente, in questo senso, sarebbe auspicabile un ruolo del cittadino più proattivo nella protezione della propria incolumità e dei propri beni: un maggior rispetto per le norme di sicurezza in ogni ambito, a partire dalla propria casa, una maggior consapevolezza dei comportamenti a rischio (vedi l’abusivismo in zone esposte a rischio idreologico o presso zone vulcaniche), potrebbe portare a significativi miglioramenti.
“E’ altresì vero tuttavia che anche le istituzioni dovrebbero finalmente avviare iniziative concrete, capaci di innestare un circolo virtuoso. Probabilmente basterebbe prevedere sgravi fiscali per le imprese o i cittadini che adottano misure di prevenzione per veder fiorire una nuova cultura in merito; si potrebbe finalmente emanare la legge sulla copertura assicurativa sulle calamità naturali che da troppo tempo viene inserita e poi stralciata dalla finanziaria; o ancora, invece di gridare allo scandalo per gli errori medici, si potrebbe rendere obbligatoria la presenza di un risk manager in ogni ospedale debitamente preparato per offrire ai medici strumenti concreti di prevenzione”.
Fonte: Cineas
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