05 Novembre 2007

Nuove Parmalat in arrivo?

Un’indagine CINEAS evidenzia come le grandi aziende italiane, quotate e non, siano nei fatti poco preparate a gestire i rischi finanziari
 

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Le aziende, anche quelle quotate, hanno ben poche possibilità di difendersi dal comportamento fraudolento del management, e la possibilità che si verifichino nuovi crack è quindi tutt’altro che remota. Il Ddl per la difesa degli investitori oggi alla studio, seppur utile, non basterà a difendere gli azionisti senza un più diffuso senso etico. E’ questo quello che pensa la maggioranza delle aziende intervistate da Cineas nell’ambito della ricerca “Risk management e Corporate governance per l’impresa etica”.
Per il 25% degli intervistati è solo intervenendo sul piano dell’etica che si può rafforzare il nostro sistema economico, così come aumentando i controlli esterni (21%) e interni (19%). La creazione di nuove norme viene considerata condizione risolutoria solo come quarta opzione.

 “La ricerca che abbiamo realizzato – ha commentato Adolfo Bertani, presidente di Cineas, il consorzio universitario di ingegneria nelle assicurazioni – è  stata condotta su una campione di 150 grandi aziende. L’indagine evidenzia come oggi più che mai sia necessario assicurare un equilibrio strutturato tra la proprietà, la gestione e il controllo dell’azienda: queste tre colonne su cui si costruisce la storia di un’impresa devono operare in assenza di conflitti d’interesse e secondo corretti ed equi meccanismi di nomina, remunerazione, funzionamento e trasparenza informativa. In assenza di ciò, come è accaduto per Parmalat, sulla carta possono anche essere disegnate le migliori strategie di Corporate governance o di Risk management, ma nei fatti hanno ben poco significato se non si integra con una reale corporate social responsability dell’azienda”.

I rischi finanziari restano temuti più che affrontati dalle imprese italiane:  il peggiore, in questo periodo di estrema incertezza economica e politica, è, secondo le aziende intervistate, quello legato alle oscillazioni del cambio delle valute, ritenuto decisamente pericoloso dal 47% delle aziende intervistate quotate in Borsa e dal 30% delle non quotate. Per le società non quotate un altro rischio altamente temibile è poi quello di un mancato credito da parte delle banche per il supporto delle attività operative (con il 36% delle risposte): problema che non sembra invece toccare più di tanto le aziende quotate, che evidentemente godono di una liquidità alternativa proveniente dal mercato e forse di una maggior fiducia da parte degli istituti di credito. Le aziende quotate sembrano invece assai più preoccupate da un eccessivo indebitamento nei confronti delle banche (26% delle risposte). 

Fonte: Cineas

Parole chiave: rischi finanziari, risk management, corporate governance,

 

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