26 Settembre 2008

Pmi: produrre e competere, tenendo sotto controllo i rischi

Il risk management per le piccole e medie imprese è un costo o un’attività strategica per la business continuity? Il commento di Daniele D’Amico
 

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La piccola e media impresa italiana è concentrata sulla produzione e sul mantenimento delle quote di mercato. Ma la possibilità di una crisi è sempre dietro l’angolo. Quali sono le problematiche specifiche che la pmi si trova a fronteggiare nel caso in cui avvenga un incidente o si verifichi un dissesto finanziario? Lo abbiamo chiesto a Daniele D’Amico, ex studente Cineas.
 
“Per le pmi italiane il mantenimento del business caratteristico e il contenimento della concorrenza sono le preoccupazioni fondamentali. Questo comporta che ci si concentri essenzialmente sulla produzione trascurando l’andamento dei rischi”. In molti casi, accade che si intensifica la produzione senza tener conto dei pericoli che insorgono. Ad esempio, si sottovalutano gli effetti che il carico di lavoro eccessivo può produrre sugli impianti, oppure non viene aggiornata la frequenza di manutenzione. “Le decisioni sulla produzione, come  cambiamenti nella supply chain, l’esternalizzazione di alcune fasi del ciclo produttivo, incidono sui rischi a cui è esposta l’azienda. Se produco un semilavorato in India, devo considerare il rischio delle calamità naturali. Se non ricevo il materiale dall’India, infatti, corro il pericolo di dover interrompere la produzione in Italia”.

La mancanza di un’oculata strategia di risk management non dipende solo dagli imprenditori, anche le assicurazioni dimostrano delle lacune nei confronti delle pmi. “Tra imprenditore e assicuratore non c’è quel periodico aggiornamento che permetterebbe l’adeguamento tempestivo delle polizze. Le realtà medio piccole non sono di grande interesse per gli assicuratori e le stesse soluzioni assicurative non soddisfano le esigenze delle pmi. Molto spesso il rapporto imprenditore/assicuratore si limita al rinnovo delle polizze” commenta D’Amico.

In caso di incidenti, le pmi devono superare anche le diffidenze delle banche. “Nel caso che ho approfondito nella tesi finale del corso in Risk Engineering, ho avuto modo di studiare una case history di un’azienda di servizi attiva nel settore televisivo, come fornitore di attrezzatura strumentale.- spiega l’ex studente Cineas- L’incidente è avvenuto circa 20 anni fa a causa di un cortocircuito alla resistenza di un elettrodomestico. L’incendio non ha provocato vittime perché si è sviluppato nella notte e non c’era personale in azienda, ma forse per questa stessa ragione i danni materiali sono stati di grave entità. Non solo sono state danneggiate le attrezzature, ma anche le strutture sono state fortemente compromesse. Nel caso specifico, gli imprenditori non avevano una copertura assicurativa per l’interruzione dell’attività, né un piano di disaster recovery. Le banche non hanno concesso l’ampliamento delle linee di fido, per questo l’azienda si è trovata in crisi di liquidità”.
L’azienda, che tutt’ora esiste, ha cambiato il proprio profilo produttivo: ha diversificato le attività e si è dotata di un risk manager.

Fonte: Cineas

Parole chiave: Daniele D'Amico, pmi, business continuity, disaster recovery,

 

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