06 Giugno 2008

Prevenzione e politica

In Italia si registra una carente cultura della prevenzione. Quali strategie adottare per recuperare il tempo perduto? L'opinione di Adolfo Bertani
 

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Gli infortuni sul lavoro, gli eventi avversi in ospedale, la crisi dello smaltimento rifiuti in Campania, il mancato risarcimento dei danni derivanti da calamità naturali sono tutti eventi che stanno agitando il mondo politico in questi ultimi mesi e che, purtroppo, trovano un comune denominatore nella mancanza di cultura della prevenzione nel nostro paese.
E l’approccio pubblico, quasi sempre repressivo e burocratico piuttosto che formativo, evidenzia una grave ”emergenza educativa” che sta trasversalmente percorrendo tutto il nostro mondo; ne sono la riprova i continui interventi estemporanei prodotti più dall’emotività e dalla convenienza politica, piuttosto che dalla necessità di fertilizzare il terreno culturale sul quale impiantare le indispensabili riforme strutturali.

Nell’ottica della diffusione della cultura della prevenzione, sulla base della pluriennale esperienza sui temi legati all’individuazione, alla valutazione e alla gestione di tutti i rischi d’impresa, Cineas propone al mondo politico di agire in modo concreto in 3 aree dove la capacità di valutare e gestire il rischio è fondamentale: sicurezza sul lavoro, sanità e finanziamento dei danni da calamità naturali.

• Sicurezza sul lavoro: il decreto attuativo della legge 123/2007 è certo necessario ma non sufficiente a risolvere il drammatico problema, in quanto la comunità scientifica concorda sul fatto che l’80% degli infortuni è dovuto a comportamenti pericolosi. Esiste, quindi, un’enorme urgenza di intervenire sulla cultura della prevenzione, utilizzando metodologie di avanguardia e di provata efficacia per la riduzione degli infortuni, metodologie nate nell’ambito delle “scienze del comportamento” come la “Behavior Based Safety” che, adottata in molte industrie USA, si è dimostrata estremamente efficace nel ridurre gli infortuni anche di 10 volte rispetto alla media. Sarebbe utile lanciare un grande progetto di collaborazione tra istituzioni, imprese, sindacati e lavoratori per la realizzazione di un “roadshow” formativo e comportamentale in tutto il territorio nazionale.

• Eventi avversi in ospedale: è necessario puntare alla creazione di competenze specialistiche e all’inserimento di una funzione di risk management in tutti gli ospedali italiani, per evitare una sanità a macchia di leopardo. La devolution non deve penalizzare il paziente, obbligandolo a fughe verso Regioni più attrattive, ma deve essere l’occasione per creare un’osmosi virtuosa verso l’eccellenza. Ministero e Regioni definiscano un sistema di certificazione di tutte le strutture ospedaliere in Italia, al fine di monitorare il rispetto delle procedure e la qualità dei servizi offerti ai pazienti. Non è una proposta futuribile perché, a livello internazionale, esiste l’esperienza della Joint Commission International, l’organizzazione più nota nell’accreditamento sanitario, che ha già espresso 20.000 valutazioni di reparti ospedalieri nel mondo. Si definisca, quindi, una struttura, italiana o straniera, per mettere in moto questo processo.

• Finanziamento dei danni da calamità naturali: su 57 milioni di abitanti, oltre la metà vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici. Per questo, i temi della sicurezza e della gestione del rischio vanno regolamentati da una legge. E l’Italia è l’unico paese avanzato che ne è privo. L’attuale sistema ricorre a decreti d’urgenza ogni volta che si verifica il disastro, con un costo per lo Stato di 3,5miliardi di euro all’anno, senza assicurare servizi adeguati ai cittadini che per lunghi anni attendono rimborsi che non arriveranno mai. Il mondo politico, il mondo assicurativo e le associazioni dei consumatori dovrebbero invece “fare sistema” affinché, con un approccio non legato alla “spirale viziosa” del settorialismo ma improntato alla “spirale virtuosa”della collaborazione, si elabori insieme alla Protezione Civile un progetto comune e condiviso da presentare al mondo politico.

Certamente, la prevenzione, la formazione professionale continua e la collaborazione tra i vari attori sono progetti a lungo termine perché incidono sulla sfera culturale e comportamentale dell’uomo. Ma se mai si comincia, mai riusciremo a far crescere il nostro Paese. E’ meglio agire che reagire: sarà migliore una legge emanata senza l’urgenza e la drammaticità di una catastrofe appena avvenuta. Dalla “rimozione collettiva”, tipicamente italiana, passiamo alla cultura della “prevenzione collettiva”, sicuramente più evoluta. Non aspettiamo, quindi, le disgrazie per essere proattivi.

Fonte: Cineas

Parole chiave: sicurezza sul lavoro, catastrofi naturali, rifiuti, cultura della prevenzione,

 

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