
Nonostante ancora non sia stata scritta una parola definitiva sulle responsabilità umane nei gran di cambiamenti climatici in corso, un dato è certo. Quando non lo è direttamente, la mano dell’uomo contribuisce almeno indirettamente a forzare quella della natura: una natura che sembra essersi fatta più bizzarra, sempre meno prevedibile e sempre più catastrofica. Il tempo meteorologico oggi sembra una variabile impazzita, e costringe governi e organizzazioni internazionali a estenuanti incontri per capire come e quando agire per arginare un fenomeno sul quale il dibattito è diventato incandescente.
Lungi dal voler fornire una risposta esauriente sulle cause dei cambiamenti climatici, che rischiano di vederci prigionieri del loro ciclo, il Consorzio universitario per l’Ingegneria nelle assicurazioni(Cineas), ha ritenuto utile una riflessione prevalentemente italiana e mirata, in particolare,ai rischi connessi nel nostro paese, non solo agli eventi climatici ma, più in generale, a quelli catastrofici.
Oggi un filo sottile sembra legare accadimenti - dalle alluvioni alle grandi siccità sino agli smottamenti dei terreni - cui un tempo attribuivamo facilmente l’etichetta di “eventi naturali straordinari”. Sempre più ci siamo resi conto che queste vicende sono invece ordinarie e che troppo spesso si alimentano di una nostra responsabilità. E non solo rispetto ai cambiamenti del clima. Quanto incide sul futuro di un’attività imprenditoriale la costruzione di un capannone sul greto di un fiume a rischio esondazione? Cosa comporta per il settore dei trasporti un aumento o una diminuzione improvvisa delle piogge? Quanto costa oggi all’Italia non avere un’adeguata cultura del rischio e della prevenzione legata a fenomeni purtroppo sempre più ricorrenti? Qual è lo stato dell’arte nella prevenzione rispetto a questi fenomeni?
In un certo senso, il campo di discussione appare sterminato. Ma non è esattamente così. Cineas ritiene che la diffusione in Italia di una cultura del rischio, già viva in altri paesi europei, configurerebbe un futuro meno incerto e pericoli più facilmente gestibili. A patto che se ne parli; che non si faccia come lo struzzo, che nasconde la testa nella sabbia, aspettando che qualcun altro (il Governo, l’Onu, un’entità superiore) ci spieghi poi, a catastrofe avvenuta, che, forse, la si poteva evitare.
Nel breve testo che Cineas propone abbiamo cercato di sintetizzare alcuni elementi:
Questo breve volumetto, sicuramente lacunoso e incompleto, è il frutto della rielaborazione di pubblicazioni e studi internazionali che riguardano i cambiamenti climatici e che, in parte, sono già noti. E’ la prima volta però che se ne propone una sintesi in italiano che cerca di inquadrare il problema anche in termini di costi, con dati aggiornati all’aprile 2001. E’ stato preparato in occasione del convegno promosso dal Cineas a Milano nel giugno 2001 dal titolo “Prigionieri del tempo?”, e si rivolge soprattutto al mondo dell’impresa italiana, ma anche a quello dei media e al pubblico più vasto dei cittadini, sempre più attenti a tematiche che travalicano ormai il puro ambito specialistico. Lo consideriamo un contributo a un dibattito sempre più necessario per far crescere e migliorare la cultura della prevenzione e del rischio all’interno dell’azienda Italia.
Fonte: Cineas
Parole chiave: cambiamenti climatici, eventi catastrofici, alluvioni, smottamenti, cultura del rischio,
