28 Aprile 2002

Quando l'errore entra in ospedale

Gli errori in sanità sono eventi particolarmente drammatici, per questo occorre introdurre le strategie di risk management
 

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Su 8 milioni di persone che ogni anno vengono ricoverate negli ospedali italiani, 320 mila (il
4% circa) subiscono danni o conseguenze più o meno gravi che potrebbero essere evitati. Di queste,
una cifra variabile tra le 14 mila (secondo le stime più ottimiste) e le 50 mila (secondo quelle più pessimiste) muoiono a causa di errori compiuti dai medici o causati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie.

In fredde cifre sono questi i numeri principali dell’errore medico in Italia. Questi “eventi avversi” (come asetticamente vengono definiti) spingono gli utenti a ricorrerre sempre più frequentemente al tribunale: sono circa 12 mila le cause pendenti, per una richiesta di risarcimento danni pari a circa 2,5 miliardi di euro. E più cause vengono mosse, maggiori saranno i costi che gli ospedali dovranno sostenere per il pagamento delle polizze assicurative. Solo per fare un esempio, attualmente un ospedale che serve un centro abitato di 50 mila persone deve pagare una polizza di circa 750 mila euro. Ma, nel caso di strutture più grandi, si arriva facilmente a 1-2 milioni di euro.

Nonostante l’aumento progressivo dei premi, le assicurazioni non riescono a tenere il passo
con i risarcimenti che crescono ad un ritmo ancora più vertiginoso: a fronte di una raccolta annua
di circa 175 milioni di euro, sono 413 i milioni di euro sborsati per i risarcimenti.

A questo dato si devono aggiungere i costi nascosti per la sanità italiana: quelli relativi alle conseguenze di errori con esiti mortali sono stati stimati in circa 2,5 miliardi di euro, mentre la somma
relativa alle conseguenze di danni con esiti non mortali, ma che comportano un prolungamento di
almeno due giorni nel ricovero, ammonta a circa 260 milioni di euro. Insomma, un circolo vizioso che rischia di strangolare la sanità italiana se è vero che ben 10 miliardi di euro vengono “bruciati” in incidenti, sprechi ed errori relativi al solo ambito ospedaliero (pubblico e privato).

Romperlo, però, è possibile. Basta adottare una politica di gestione del rischio che consenta
di intervenire a monte delle cause di errore in ambito sanitario. L’obiettivo è quello se non
di eliminarle (cosa forse impossibile), per lo meno di ridurle significativamente.

Risk management significa proprio questo: adottare una serie di procedure e di strutture che consenta di affrontare alla radice il rischio negli ospedali, partendo anzitutto da un radicale cambiamento di mentalità nel medico, che deve essere disposto ad accettare l’errore come parte integrante della sua
professione. Ma che, soprattutto, deve essere capace di imparare da esso.

Negli Stati Uniti, in Svizzera e in Spagna sono in corso da qualche tempo progetti per ridurre l’errore
e il rischio. In particolare, negli Stati Uniti, è stato messo a punto il programma di Risk
Management del Vanderbilt University Hospital. In una breve guida, vengono segnalate le principali
procedure da seguire.

Anche in Italia si comincia a fare qualcosa di concreto: dallo scorso anno si svolge la sperimentazione di Unità di gestione del rischio in tredici tra Ospedali pubblici, privati e aziende sanitarie locali. Le strutture coinvolte sono le seguenti: Istituto San Raffaele di Milano, Azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate Rho, Ausl Bologna, Ausl Cesena, Aziende ospedaliere di Cosenza, Ospedale San Eugenio di Roma, Azienda policlinico Tor Vergata (Roma), Complesso integrato Columbus (Roma), Ospedale Sant’Antonio Padova, ASL 1 Napoli e CTO Napoli, Ausl 9 Macerata, ULSS 1 Belluno.

Il risk manager è una figura destinata a diventare protagonista in tutti gli ospedali moderni.

Fonte: Cineas

Parole chiave: ospedale, errore medico, risk management, risk manager,

 

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