
E’ dedicato al settore della sanità – che in Italia dà lavoro a oltre mezzo milione di persone in ospedali, cliniche e case di cura – il numero di gennaio di Dati INAIL , foglio mensile dell’Istituto sull’andamento degli infortuni sul lavoro.
Lo scarso rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro nelle strutture sanitarie italiane, infatti, è – insieme alle irregolarità assistenziali e alle carenze igieniche e strutturali – uno degli aspetti su cui si sono concentrate negli ultimi mesi le indagini dei Nas dei carabinieri per conto del Ministero della Salute.
Risultato: il 54 per cento dei 321 ospedali pubblici controllati presentano irregolarità più o meno gravi.
Nel pezzo di apertura Adelina Brusco sottolinea che “le difficoltà operative del settore incidono anche sugli infortuni sul lavoro”. Nella sanità, infatti, a fronte di una crescita degli addetti pari a circa il 10 per cento, nel quinquennio 2001-2005 si è assistito ad un aumento del 20,6 per cento degli infortuni, in contrasto con la contrazione generale registrata negli ultimi anni in Italia per il complesso delle attività. Nel 2005 gli infortuni sul lavoro hanno superato quota 34mila, 19mila dei quali nei servizi ospedalieri. Il 70 per cento delle denunce ha riguardato le donne. In calo, invece, i casi mortali, che nel 2005 sono stati una decina.
Ma come si fa male chi lavora in corsia? Tra gli episodi più frequenti, vi sono lo scivolamento e la perdita di controllo di macchinari e utensili. Più curioso, e per molti versi inquietante, è il fenomeno delle aggressioni fisiche da parte di pazienti e dei loro parenti, frutto spesso della tensione e dell’esasperazione che possono nascere in un ambiente come quello della corsia ospedaliera. Nel 2005 sono stati più di 400 i medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari coinvolti loro malgrado in questo tipo di episodi.
Parole chiave: infortuni, Inail,
