17 Marzo 2008

Sicurezza sul lavoro: ripensare la formazione

Secondo Carlo Ortolani, Direttore Cineas: "Gli ingegneri non hanno un'adeguata preparazione in materia di rischi industriali"
 

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Nel 2007 gli incidenti sul lavoro in Italia sono diminuiti dell’1,5% rispetto al 2006, con un calo molto consistente nel settore agricolo (-9%), più contenuto nell’industria e servizi (-1%) e un lieve incremento per i dipendenti statali. Secondo i dati pubblicati dall'Inail, i costi per gli infortuni sul lavoro hanno raggiunto i 45 miliardi di euro, pari al 3% del Pil.

“Il problema degli incidenti sul lavoro provoca grande indignazione perché è una grave piaga sociale. - commenta Carlo Ortolani, Direttore Cineas e Professore ordinario di "Combustione e sicurezza" presso il Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano - Per comprenderne la portata, il fenomeno andrebbe inserito in un contesto più ampio di morti “ingiustificate” come ad esempio quelle causate dal fumo (l’OMS ha stimato che ogni anno nel mondo muoiono 1,2 milioni di persone per cause attribuibili al tabacco), dagli incidenti automobilistici (5 mila morti e più di 300 mila feriti l'anno, in Italia, secondo i dati Istat ) e dagli errori medici (nel nostro Paese ogni anno sono 15 mila i medici che affrontano cause di risarcimento avviate dai pazienti).

Il contenimento degli infortuni sul lavoro chiama in causa una serie di responsabilità. “I politici, le parti sociali si accusano a vicenda- spiega il professor Ortolani - Come è avvenuto nel caso dell’incidente verificatosi nello stabilimento della ThyssenKrupp di Torino. Il dibattito si è concentrato sugli estintori: erano pieni o vuoti? Perché non erano stati ricaricati? Ma il problema è a monte: erano in numero sufficiente per un eventuale incendio? La linea 5, in realtà non era considerata pericolosa. I dipendenti erano istruiti in merito alle misure anti incendio?”.

“Nella ricostruzione di un sinistro il primo ad essere messo in discussione è il datore di lavoro (nell’azienda c’erano stati sufficienti controlli agli impianti? I lavoratori erano dotati di strumenti adeguati nel rispetto delle norme di sicurezza?) – afferma il Direttore Cineas - Ma in molti casi è stato dimostrato che è lo stesso lavoratore ad aver adottato dei comportamenti a rischio (come ad esempio il mancato impiego degli strumenti antinfortunistici).

“Nel caso in cui avvenga un incidente, si delinea il quadro della situazione recuperando le certificazioni rilasciate dagli ispettori addetti ai controlli. Ex post, purtroppo, si riscontrano lacune ed irregolarità. – dichiara Carlo Ortolani - Gli enti pubblici preposti al controllo devono svolgere il proprio compito con diligenza. Troppo spesso, a seguito di un incidente, si accertano delle inadempienze: assenza totale dei controlli previsti dalla legge, vizi procedurali e sostanziali. Il tragico incidente avvenuto a Torino ne è l’ennesima dimostrazione: secondo gli ispettori nella sede torinese non c'era pericolo esplosioni, o meglio se c'era, era controllato.

Un altro esempio può essere l'incidente avvenuto nella camera iperbarica dell’ospedale Galeazzi di Milano. Era il 1997 e nell'incendio morirono 11 persone. E' stato accertato che il serbatoio dell’impianto antincendio della camera era vuoto, ciò vuol dire che l’ispettore dell’USSL aveva rilasciato la certificazione di conformità, senza aver eseguito le adeguate procedure di verifica.

“Per la sicurezza sul lavoro ciascuno deve fare la sua parte, senza strumentalizzazioni. - commenta Ortolani - A tal proposito ho apprezzato la  dichiarazione di Franca Porto, segretaria della Cisl Veneto, la quale, a seguito dell’ incidente sul lavoro avvenuto a Porto Marghera, ha dichiarato:<<Ci stiamo chiedendo, infatti, se anche noi non abbiamo precise responsabilità>>”.

“Da questo novero non escludo neppure gli enti di formazione. – continua il professor Ortolani - Gli studenti universitari non hanno una preparazione adeguata in materia di sicurezza sul lavoro. Anche nelle facoltà scientifico tecniche non ci sono insegnamenti specifici e, nel caso ci siano, non sono obbligatori. Il Politecnico laurea ogni anno migliaia di giovani, ma quanti di questi hanno frequentato un corso in cui in cui viene affrontato il tema dei rischi derivanti da attività industriali? Il rischio da ossigeno puro, da ossido di carbonio, da azoto? Molti di loro non ne hanno mai sentito parlare nelle aule universitarie. Riprendendo il caso dell’incendio all’ospedale Galeazzi di Milano, nel corso delle indagini è stato dimostrato che il consulente, al quale era stato affidato l'incarico di redigere il documento di valutazione del rischio della struttura sanitaria, secondo quanto previsto dalla legge, non aveva assolutamente tenuto in considerazione i rischi derivanti dalla presenza di ossigeno puro nella camera iperbarica. Gli incendi in ossigeno puro sono pressoché inestinguibili, molto più veloci, creano temperature molto più alte. In ossigeno puro anche l’acciaio brucia. Questo consulente era un giovane ingegnere laureato al Politecnico di Milano”.
 
 

Fonte: Cineas

Parole chiave: incidenti sul lavoro, sicurezza sul lavoro, ThyssenKrupp, camera iperbarica, ospedale Galeazzi, ossigeno puro, azoto, ossido di carbonio, ingegneri, documento di valutazione del rischio,

 

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