07 Luglio 2009

Stazione di Viareggio: deraglia un treno merci, fuoriesce gas gpl e scoppia l’incendio

“Le scintille causate dal deragliamento hanno provocato l’esplosione del gas e l’incendio”. Il parere tecnico di Carlo Ortolani, Direttore Cineas
 

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Nella notte del 29 giugno 2009, deraglia un treno merci che trasporta gas di  petrolio liquefatto (gpl) nella stazione di Viareggio. Il gas, miscelatosi con l’aria ambiente, forma una miscela combustibile che, innescata probabilmente da una semplice scintilla, provoca un’esplosione (UVCE) e degli incendi che investono l’area circostante coinvolgendo persone, edifici ed auto nel raggio di 800 m. Attualmente il bilancio (destinato purtroppo ad aumentare)  è di 26 vittime, 80 persone sfollate, 228 appartamenti danneggiati e 81 abitazioni con gravi lesioni. Secondo le prime stime, i danni ammontano a 20 milioni di euro.

Le caratteristiche del gas petrolio liquefatto
Il gas trasportato dal treno merci è una miscela derivata dalla distillazione di idrocarburi (principalmente propano e butano). “Il nome deriva dal fatto che a temperatura ambiente e pressione atmosferica la miscela si trova in forma gassosa. Sotto modesta pressione (3 – 4 bar) passa in fase liquida ed in questa fase è trasportato” spiega il professor Carlo Ortolani, direttore del Cineas. Ognuna delle 14 cisterne di cui è composto il convoglio dell’incidente di Viareggio contiene 35 mila litri di  gpl liquidi. A seguito del deragliamento, per cause ancora da accertare, c’è stata una fuoriuscita di liquido immediatamente trasformatosi in gas. “Il gpl ha una densità maggiore dell’aria e quindi tende ad accumularsi in basso. A contatto con l’aria  il gpl crea una miscela infiammabile che si accende molto facilmente (l’energia minima di accensione è molto bassa). Il deragliamento può aver provocato le scintille che hanno innescato l’esplosione” continua il professor Ortolani.

La ricostruzione dell’incidente
Il treno merci, che trasporta gpl, partito dalla raffineria Sarpom di San Martino di Trecate (Novara) e diretto a Gricignano (Caserta), nella notte tra il 29 e il 30 giugno, passa, alle 23.45 circa, per la stazione di Viareggio in cui non deve effettuare la fermata. La stazione è di tipo passante ed ha 10 binari, il secondo è destinato ai treni merci.
Il convoglio, composto da 14 carri cisterna, arriva ad una velocità di 90 km/h inferiore al limite locale di 100 km/h.
Secondo le ricostruzioni il carro posto dietro al locomotore deraglia a causa del cedimento strutturale dell’asse e trascina con sé altri quattro vagoni. I ferrovieri indicano questo asse con il nome di fusello; in pratica, si tratta dell’asse di collegamento in acciaio tra le ruote. Per ogni convoglio ci sono quattro fuselli. Da questo meccanismo dipende la stabilità e il controllo della traiettoria. Intorno alle 23.48 scoppia l’incendio causato da una fuoriuscita di gas gpl. Il fuoco coinvolge fortunatamente solo una delle 14 cisterne del treno merci. Le fiamme si propagano in un raggio di 300- 400 metri.

Ipotesi sulle cause di rottura del fusello
“Dalle immagini che sono state diffuse dai mass media, l’asse sembra avere una lesione che rientra  nella tipologia di ‘rottura per fatica’ ” spiega il professor Marco Boniardi, docente presso il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano.
“Si tratta di un fenomeno di danneggiamento a cui i materiali sono esposti, per questo vengono effettuati controlli periodici con metodologia ad ultrasuoni non distruttiva, la stessa che viene utilizzata nel settore aeronautico. L’asse che si è rotto è stato realizzato a metà degli anni Settanta e, sulla base delle immagini disponibili, non sembra ragionevole ipotizzare che ci sia stato un errore di progettazione” conclude il docente.

Fonte: Cineas

Parole chiave: Incidente di Viareggio, fusello, gas petrolio liquefatto, Carlo Ortolani, Marco Boniardi,

 

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