
Dopo il terribile terremoto in Abruzzo, tante le polemiche sul fatto che costruzioni ed edifici, anche recenti, siano crollati completamente, poiché incapaci di sopportare il sisma. Ci si chiede come sia stato possibile, dubitando della qualità dei materiali.
Vincenzo Petrini, ingegnere strutturale, docente al Politecnico di Milano presso il Dipartimento di Ingegneria strutturale e docente Cineas, espone il suo punto di vista ritenendo assolutamente possibile che strutture in cemento armato non siano in grado di resistere ad un terremoto. “Negli anni 50 o 60 “ spiega Petrini al Corriere della Sera “ l’entusiasmo per le nuove possibilità offerte dal cemento armato può avere portato a creare edifici non adeguati a reggere i movimenti orizzontali del sisma. In più, una scarsa cura nel realizzarli può essere un’altra causa del crollo”.
I fattori di rischio possono essere diversi: un’impostazione progettuale che non ha messo in conto eventuali sollecitazioni orizzontali o una pianta irregolare e asimmetrica che concentra le azioni su alcune parti dell’edificio.
“Dalle circolari di metà anni 80 al decreto del 2008 – continua Petrini – è scritto nero su bianco che un edificio debba essere tale da resistere a terremoti frequenti e modesti senza danni strutturali significativi; con sismi più violenti e (rari), invece, può danneggiarsi anche molto, fino a renderne necessaria la distruzione. Una magnitudo di quel tipo (come quella che si è manifestata in Abruzzo) non dovrebbe mettere in difficoltà un edificio realizzato seguendo le norme e correttamente”.
Fonte: Corriere della Sera