
Dopo 94 udienze, in tre anni dalla morte dei lavoratori della ThyssenKrupp la sentenza emessa ha condannato l’ad Harald Espenhahn a 16 anni e mezzo di carcere. Tredici anni e sei mesi agli altri 4 dirigenti e 10 dieci a un altro per omicidio colposo. Una sentenza che ha fato storia ma cambierà qualcosa realmente per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro?
Le opinioni a riguardo.
Secondo il giuslavorista Marco De Bellis, si tratta di una sentenza innovativa certamente ma è molto probabile che non venga confermata in appello. Tuttavia se il messaggio che si intende trasmettere è la tutela dell’integrità fisica del prestatore di lavoro è sicuramente corretto (anche se no dovrebbe essere compito della magistratura lanciare questi messaggi);
Secondo Mario Zanchetti, penalista e professore ordinario di diritto penale all’università Liucc di Castellanza, ci sarebbero moltissimi elementi che farebbero dubitare della legittimità di tale condanna. Sembrerebbe molto più una sentenza “politica” portata avanti da un autorevole Pubblico Ministero.
Quali sono i principali metodi che un’azienda utilizza per tutelare se stessa e i suoi lavoratori? Quanto costa all’impresa? Elisabetta Veilati di Anti-corruption Unit risponde con un “costa tanto!!”.
Spiega in particolare come tale costo dipenda soprattutto dalla tutela indiretta dei lavoratori. Lavorando con molte imprese, anche straniere, con differenti partner c’è la volontà di accertarsi che queste imprese possano garantire gli stessi standard di sicurezza. Un’ipotesi è affidarsi a consulenti che possano aiutare nella stesura del modello 231. Quali sarebbero le maggiori lacune del nostro sistema di tutela del lavoratore? Secondo De Bellis, ciò che emerge non è una carenza legislativa, ma la totale disapplicazione della normativa vigente.
Fonte: Top Legal, ottobre 2011
Parole chiave: ThyssenKrupp, Harald Espenhahn,