
Incidenti, errori e falle organizzative possono avere gravi conseguenze sui pazienti ospedalieri.
L’incidenza di episodi di malasanità sul numero complessivo dei ricoveri ha assunto proporzioni considerevoli in molti paesi. In Italia, secondo i dati emersi nel primo Forum sul Risk Management in Sanità (Sole 24 Ore Sanità, aprile 2007), la percentuale si aggirerebbe attorno al 3% rispetto alla totalità dei ricoveri, i quali sono nell’ordine di dieci milioni l’anno: la malasanità colpirebbe, dunque, 300mila pazienti e avrebbe conseguenze fatali per 20mila ricoverati.
In Italia come all’estero, il fenomeno genera costi ormai intollerabili: l’utente dei servizi sanitari dimostra una sempre maggiore consapevolezza circa i propri diritti, e li rivendica attraverso azioni legali che hanno forti ricadute sul quadro economico delle strutture sanitarie. Ciò ha indotto a organizzare sistemi di clinical risk management, cioè una pianificazione di contromisure strutturali (tecniche, legislative, amministrative e culturali). Gli errori e le disfunzioni di maggiore gravità evidenziano infatti le carenze del sistema e favoriscono la messa in atto di soluzioni efficaci per contrastarli e risolverli.
In questa direzione andava anche il disegno di legge 1920, curato dall’ex ministro della Sanità Livia Turco: inserito all’interno di un’organica riforma del sistema sanitario, il decreto conteneva una compiuta disciplina nazionale di gestione del rischio clinico, con l’istituzione presso ogni azienda sanitaria di unità di risk management e ingegneria clinica. Recentemente, anche la federazione degli ordini dei medici FnomCeo ha emanato un documento che propone progetti analoghi, auspicando che la legislatura in corso compia ulteriori scelte per disciplinare il settore della gestione del rischio sanitario.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2008
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