05 Luglio 2011

Un’industria su due “corre” per Kyoto

Le aziende sono consapevoli dei rischi legati ai cambiamenti climatici? La risposta in un'indagine del Kyoto Club e di Erm Italia
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato sulle ultime novità di CINEAS!

Iscriviti ora!

 

Il settore dell’industria italiana – quello impegnato sul fronte dell’innovazione tecnologica, dell’efficienza energetica, dell’impegno per abbassare le emissioni serra - è in crescita e questo è sicuramente un aspetto positivo. C’è, tuttavia, anche un risvolto negativo: il settore risulta sempre minoritario e non in grado di trainare l’economia nazionale.

Questo è il quadro che emerge dal rapporto CDP6 Italy (Carbon Disclosure Project) , realizzato con la collaborazione del Monte dei Paschi di Siena, del Kyoto Club e di Erm Italia. Si tratta, nel dettaglio, di un progetto teso a misurare la consapevolezza dei rischi e delle opportunità legate al processo dei cambiamenti climatici.

Il Carbon Disclosure Project è un’operazione di ampio respiro ed opera per conto di circa 400 tra i principali investitori internazionali (compresi nomi come Allianz, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Axa Group, Bnp Paribas, Hsbc, Morgan Stanley) che gestiscono più di 57 mila miliardi di dollari.
Nato nel 2000 per iniziativa della Rockfeller Philantropy Advisors di New York, l’osservatorio è giunto, nel corso del 2007, anche in Italia. Nel nostro paese, l’analisi prende in considerazione le 40 aziende con la maggiore capitalizzazione sul mercato borsistico italiano (in tutto il mondo ne vengono monitorate oltre 3 mila), ma solo 18 hanno scelto di rispondere.

Questo dato – molto al di sotto della media globale che si attesta sul 55% di aziende che decidono di aprire una dialogo sull’impatto climatico della propria attività – è palesemente sconfortante. Molte imprese, infatti, dimostrano di aver sottovalutato l’importanza di una simile iniziativa, oltre che una scarsa sensibilità al tema in oggetto.

Per fortuna, le (poche) aziende che hanno deciso di rispondere sembrano avere le carte in regola. Il 93% di esse, infatti, ha sviluppato un atteggiamento positivo di fronte alla difficoltà: ritiene che il cambiamento, sia pure drammatico, offra nuove opportunità di business e come tale vada vissuto in chiave aziendale. In particolare, il settore finanziario intuisce l’opportunità di sviluppare nuovi servizi finanziari ed assicurativi per rilanciare gli investimenti anti-emissioni serra e per le politiche di adattamento. Nell’arco di un anno, inoltre, è cresciuta la consapevolezza dei rischi associati ai cambiamenti climatici: il 67% delle aziende - rispetto al 40% del 2007 – tiene sotto controllo i rischi normativi; i rischi fisici e quelli generali sono percepiti rispettivamente dal 72% e dal 67% dei partecipanti, contro il 25% e 35% del 2007.

Per quanto riguarda la misurazione delle emissioni di gas a effetto serra, poi, il 78% dei partecipanti è in grado di fornire dati relativamente alle proprie emissioni dirette; il 67% è in grado di comunicare anche i numeri relativi alle emissioni indirette derivanti dall’acquisto di energia elettrica, calore e vapore. Ma solo la metà delle aziende pubblica in toto o in parte le cifre relative alle proprie emissioni serra e, per di più, i dati di emissione sono verificati da un ente indipendente nel 72% dei casi.

Se però proviamo a passare dall’analisi all’azione, la situazione peggiora. Per quanto riguarda l’impegno delle aziende nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, un’azienda su due dichiara di non aver adottato un programma per diminuire le proprie emissioni e solo il 39% ha stabilito obiettivi quantitativi.
Il 56% delle aziende, poi, afferma di avere istituito un comitato dedicato ai cambiamenti climatici all’interno della struttura societaria e il 39% ha anche stabilito un sistema di incentivi e di premi legati al raggiungimento degli obiettivi connessi alle strategie climate change.

Le politiche aziendali nei confronti della variabile climatica rappresenteranno un elemento di valutazione nel giudizio complessivo che si attribuisce alle imprese sempre più rilevante. È indispensabile – e non solo auspicabile – che il livello di attenzione rispetto alle strategie per contrastare l’incremento dell’effetto serra si rafforzi ulteriormente.

La prospettiva di un aumento di sensibilità e di capacità reattiva legato all’elaborazione di una valutazione delle politiche legate alla difesa del clima è particolarmente interessante alla luce della rapida espansione del Carbon Disclosure Project.

In appena otto anni di vita, infatti, questo progetto ha già coinvolto un grande numero di operatori finanziari internazionali e anche amministrazioni pubbliche. Oltre 30 città negli Stati Uniti sono entrate a far parte del CDP preparandosi a un salto verso l’economia a basse emissioni di carbonio. Anche in Gran Bretagna il CDP si è fatto strada: ha coinvolto sia il governo centrale (il Foreign and Commonwealth Office e l’Office of Government Commerce in HM Treasury) sia vari governi locali.

Fonte: Repubblica Affari & Finanza, luglio 2011

Parole chiave: Carbon Disclosure Project,

 

Lascia un commento

i campi contrassegnati da (*) sono obbligatori

 
 
 
Visual CAPTCHA
 
invia messaggio