
Secondo i dati di Cittadinanzattiva, nel 2008, si è registrata una lieve flessione dei casi di malasanità -0,2% rispetto al 2007. Andando ad analizzare i dati nel dettaglio si evince che tra le tipologie di casi segnalati nel 2008, il 53% riguarda errori durante lo svolgimento d’interventi chirurgici, il 23% casi di diagnosi sbagliata, mentre il 12% casi di sbagli terapeutici e il 3% errori durante la riabilitazione. Quante di queste segnalazioni trovano un riscontro reale?
In 29 casi su 100 è stato accertato un errore diagnostico o errati atti operatori, mentre nel 21% dei casi l’errore riguarda una inadeguata assistenza di tipo medico o infermieristico. A preoccupare il vicesegretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso è il numero (14%) delle infezioni ospedaliere accertate, dovute spesso a somministrazioni di terapie antibiotiche inadeguate o all’esposizione dei pazienti in condizioni critiche a germi trasportati dal personale medico o paramedico o dai familiari stessi. L’Agenzia del farmaco (Aifa) si è fatta promotrice di una campagna d’informazione per limitare il numero dei pazienti, oltre 7mila, che ogni anno muoiono per batteri super-resistenti.
Le segnalazioni di casi di malasanità provengono prevalentemente dalle strutture di ricovero (61,8%) ma anche dal Pronto Soccorso (11,8%) e dall’ambulatorio (18,4%). Il numero maggiore di segnalazioni proviene da strutture ospedaliere pubbliche del Nord (38%) e riguarda le donne (57%). E’ interessante notare come la metà delle strutture sanitarie pubbliche non conosca il numero e le tipologie degli errori che si commettono, riducendo in questo modo al minimo la propria capacità di prevenzione. Il ministro della Salute punta a rendere operative su tutto il territorio nazionale le linee guida, le check list e tutti gli strumenti di prevenzione che già esistono ma che attualmente rischiano di restare inapplicati.
L’elevato numero di segnalazioni riguardanti inadempienze del personale medico ha anche un risvolto economico importante. Il direttore generale di Marsh Spa, azienda leader a livello mondiale nel brokeraggio assicurativo e nel risk management, Emanuele Cordero di Vonzo, afferma, infatti, che per le compagnie di assicurazioni stipulare una polizza per il risarcimento dei danni da errore in corsia diventa un rischio troppo elevato. I principali gruppi assicurativi non hanno più interesse ad avere i medici tra i loro clienti, e ciò ha fatto triplicare negli ultimi dieci anni il costo delle polizze assicurative stipulate dal personale medico. Ciò ha spinto le principali società scientifiche a organizzarsi per offrire convenzioni di gruppo, in modo tale da distribuire di più il rischio di pagare i danni riuscendo a far calare il costo delle polizze.
Fonte: Corriere della Sera del 9 gennaio 2010
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