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Big Data e Risk Engineering

Big Data e Risk Engineering

 

11/07/17 – FM Global è una compagnia assicurativa di lunga tradizione: è attiva infatti dal remoto 1835 negli Stati Uniti (per la precisione, fu fondata nel Rhode Island), ma ciò che la rende peculiare è il fatto di essere l’unica delle top ten a livello globale nel settore Property ad operare nella forma della società mutua. In pratica, pur essendo ormai un colosso con 5.400 dipendenti nel mondo, la sua attività non è svolta al fine di massimizzare il profitto degli azionisti, bensì nell’interesse dei soci assicurati: i clienti sottoscrittori diventano insomma automaticamente soci della compagnia. Entrando nel merito del lavoro, tale attività consiste essenzialmente nella sottoscrizione e prevenzione/protezione  dei rischi Property, ossia relativi ai danni ai beni ed all’interruzione dell’attività.

 

La clientela di FM Global è costituita da grandi gruppi multinazionali e, attraverso la controllata AFM, anche da clienti del “middle market”.

 

Ingegneri in tutto il mondo

Dei 5.400 dipendenti (di cui ben 1.800 sono ingegneri), 38 lavorano nella sede di Milano della società, che ha sostituito l’originaria sede torinese, attiva da metà degli anni ’70 sostanzialmente per seguire le attività di Loss Prevention del Gruppo FIAT. Abbiamo dunque parlato con due di loro, ingegneri a loro volta (come del resto 25 dei 38 effettivi italiani citati!), per avere un parere esperto sugli strumenti sviluppati dalla società per rendere la loss prevention un’attività sempre più “scientifica”. “Il risk engineering è parte integrante della nostra strategia di assunzione del rischio”, ci spiega Ernesto Cagliero, Senior Account Manager presso la sede milanese di FM Global. “In pratica, la nostra filosofia non prevede di sottoscrivere un nuovo cliente solo dopo averne osservato la sinistrosità pregressa ma anche dopo aver valutato, tramite tecniche ingegneristiche, i rischi specifici dell’attività e soprattutto la propensione al loro continuo e graduale miglioramento. Per meglio capire questa approccio è sufficiente osservare come lavoriamo: i nostri ingegneri visitano ogni anno oltre 60.000 siti aziendali in ogni parte del mondo e di ogni settore merceologico, dagli impianti di produzione di energia, agli stabilimenti farmaceutici, alimentari e così via. Presso ciascun sito visitato raccolgono circa 700 tipi di dati diversi, il che significa che ogni anno almeno 40 milioni di punti-dato entrano e vengono processati nei nostri data base”.

 

Miliardi di dati per prevedere il rischio

Una massa che sicuramente soddisfa la definizione di Big Data, di cui tanto si parla di questi tempi. Ma come vengono utilizzati tutti questi dati sul piano della loss prevention? “Cercando di stabilire una connessione tra i dati raccolti ed i sinistri verificatisi”, prosegue Cagliero. “Tale correlazione ci aiuta ad identificare i siti maggiormente predisposti a subire un sinistro ed, in effetti, verifichiamo ogni anno che nei 1000 siti ritenuti più vulnerabili si verifica il 25-30% dei sinistri.

Ad esempio, un impianto di produzione di energia elettrica è esposto ad un rischio d’incendio più elevato di uno stabilimento farmaceutico? E, qualora scoppiasse veramente un incendio, a che danni andremo probabilmente incontro? Verrà distrutto l’intero sito o sono in funzione protezioni antincendio in grado di circoscrivere i danni a un’area ristretta?”.

“Il mio collega naturalmente ha parlato d’incendi a titolo d’esempio – rincalza Alessandro Milano, Business Development Executive della filiale milanese di FM Global – ma il metodo si applica anche ad altri tipi di rischio, dai guasti meccanici o elettrici ai rischi catastrofali, come per esempio terremoti e inondazioni”.

“A questo punto – riprende Cagliero – si procede a una valutazione del rischio connesso a un certo sito, individuando un piano di miglioramento focalizzato in due aree specifiche: quella della prevenzione, ossia la riduzione della probabilità che un determinato evento avverso si verifichi (nel caso dell’incendio, ad es. monitorando tutti i processi che comportano l’utilizzo di fiamme libere); e quella della protezione fisica, ossia l’adozione di soluzioni di sicurezza volte a limitare i danni dell’evento avverso, qualora esso si verifichi ugualmente (nello stesso esempio, impianti antincendio automatici e muri e porte tagliafuoco fra i diversi ambienti). Pensate che nel corso del solo 2016 i nostri clienti hanno protetto ben nove milioni di metri quadri di infrastrutture industriali con sistemi antincendio automatici sprinkler: ciò vuol dire che essi sono oggi meglio protetti dal rischio d’incendio rispetto all’anno precedente.

 

L’algoritmo del pericolo

“L’analisi di tutti questi dati ci ha consentito di sviluppare degli algoritmi proprietari per il benchmarking e per l’analisi predittiva dei rischi, i quali ci permettono, dopo aver suddiviso tutti i siti visitati in quattro quartili in funzione del livello di rischio prevedibile, di riscontrare che il 70% dei sinistri si verifica in effetti nel quartile dove il rischio stimato è maggiore, ovvero la qualità del rischio è più bassa”, continua il manager. “Algoritmi che, sulla piattaforma MyRisk, rendiamo accessibili anche al cliente, in modo che possa monitorare il livello di rischio dei propri siti, predisponendo, con il nostro supporto, piani di miglioramento di medio/lungo termine. Basti pensare che la media dei nostri clienti lavora con noi da almeno 20 anni e i più longevi addirittura… da più di 100!”.

 

Loss prevention in Europa, in Italia…

I mercati europei di riferimento per FM Global sono Francia, Germania e Regno Unito. “È così – confermano i due manager – perché in effetti la particolare fisionomia imprenditoriale del sistema Italia è fondato sulla PMI, per la quale la gestione dei rischi non è ancora una priorità strategica. Fortunatamente, abbiamo la percezione che nel nostro Paese l’attenzione verso questi temi stia aumentando, anche grazie al lavoro di sensibilizzazione svolto da realtà come Cineas o ANRA. La Penisola è notoriamente uno dei territori più esposti a rischi naturali come terremoti e alluvioni, che peraltro sono quelli che richiedono gli investimenti più onerosi per mitigarli. Ma è davvero possibile farlo e, specie dopo i sismi del 2008 e 2012, abbiamo registrato una crescente attenzione in questo senso”. 

 

…E nel futuro

“Siamo certi che l’analisi dei Big Data sia un metodo che andrà diffondendosi sempre più – concludono i due ingegneri di FM Global – e non solo ai grandi gruppi industriali. Già oggi ad esempio vengono utilizzati droni per ispezionare certe aree geografiche sia prima che dopo il verificarsi di un sinistro. Anche l’Internet of Things, con la crescente connessione fra apparecchiature digitali, contribuirà al monitoraggio dei rischi. Sicuramente anche le nuove tecnologie offriranno un importante contributo all’affermazione e all’evoluzione del risk engineering nella nostra società”. 

–Mario Gazzola

 

Approfondimenti:

> FM Global

> ANRA

 

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