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L’importanza della formazione in ambito risk: intervista a Claudio Vitacca

Intervista a Claudio Vitacca, responsabile di una funzione di internal audit in una società industriale italiana, che ha frequentato il Master Risk Engineering di Cineas.

 

Lei ricopre il ruolo di responsabile di una funzione di internal audit in una società industriale italiana, per quali motivi ha scelto di specializzarsi con il master in risk engineering Cineas?
Da diverso tempo ero alla ricerca di un corso che mi permettesse di accrescere le mie competenze in risk management ed in particolare di acquisire strumenti operativi immediatamente spendibili nel mio lavoro quotidiano di internal auditor. Il tutto compatibilmente con le mie esigenze lavorative e di padre di famiglia.

 
CINEAS, che già conoscevo per mezzo di diversi convegni da loro organizzati ai quali avevo partecipato, da quest’anno ha introdotto la modalità del master “parzialmente” on-line. Veniva richiesta la partecipazione ad una lezione in aula un giorno al mese presso il Politecnico di Milano. Tutte le altre lezioni si sarebbero tenute in modalità on-line. Inoltre, erano previste anche 3 visite ad alcune importanti industrie italiane come Artsana, Lamborghini e STM.
Ho trovato il programma e la modalità di fruizione del Master assolutamente allineata alle mie esigenze. Quindi senza pensarci troppo ho deciso di iscrivermi al Master.

 


- Cosa ha apprezzato di questo master in particolare?
La possibilità di seguire le lezioni comodamente da casa o in viaggio e durante le diverse ore della giornata è stato un fattore che ho apprezzato sin da subito. Anche io, come credo in tanti, preferisco l’aula e il contatto diretto con i docenti al freddo ciberspazio. Tuttavia, penso che nel futuro la formazione manageriale e specialistica sarà sempre più fruibile nella modalità on-line.
Certamente partecipare ad un master in modalità on-line richiede un maggior grado di auto-motivazione e una migliore organizzazione del proprio tempo. Tuttavia nel complesso la sforzo richiesto è stato più che gestibile.
Un altro aspetto che ho apprezzato del Master è stato l’approccio spiccatamente operativo e attuale alle diverse materie trattate. Questo è stato sicuramente merito di chi ha organizzato il Master e del corpo docente.

 


- Quali aspetti di questo master possono qualificare in modo distintivo la figura dell’auditor?
L’internal auditor è chiamato a valutare il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi della società. Un tratto distintivo dell’internal audit è la sua indipendenza e terzietà rispetto alle strutture gestionali e operative aziendali. Rappresenta la terza linea di difesa nei sistemi di controllo delle società che adottano una governance evoluta.


Nello scenario dell’industria italiana, oggi, al di fuori della grande azienda, anche a causa di vincoli economici e dimensionali oltre che culturali, l’internal audit non è sempre presente e laddove presente non vi è una sufficiente chiarezza su cosa aspettarsi da questa figura. L’audit è facilmente concepito come una struttura di controllo con licenza di divagare negli indefiniti spazi del rischio, del controllo e della governance in generale. Sulla figura dell’internal audit rischiano quindi di concentrarsi responsabilità in materia di sistemi di controllo, di risk management, di compliance se non anche degli aspetti riguardanti la sicurezza e la qualità. Ritengo che, l’auditor moderno debba cogliere questa sfida e viverla come una opportunità. Dobbiamo scendere dal piedistallo della terza linea di difesa ed essere propensi ad un maggior coinvolgimento in quelli che sono ruoli tipici delle strutture di controllo di secondo livello. Se non si accetta la sfida la conseguenza potrebbe essere di essere percepiti sempre più come una funzione interna “imposta” per adempiere solo a qualche normativa di riferimento o comunque come un lusso che molte aziende non intendono permettersi. Anche gli standard della professione, recentemente aggiornati, hanno lanciato questa sfida. Questi infatti non hanno precluso all’Internal auditor la possibilità di ricoprire ruoli di risk manager o di compliance manager, purché siano poste in essere opportune misure a tutela dell’indipendenza e dell’obiettività.


In questa ottica ritengo che l’internal audit è tenuto ad approfondire oltre che le tradizionali conoscenze in materia di analisi dei processi, sistemi di controllo e di governance anche l’impiego di tecniche di risk management ossia della capacità di identificazione delle minacce, di valutazione delle conseguenze con metodologie anche evolute e delle moderne strategie di mitigazione dei rischi. Il master mi ha permesso di sviluppare una profonda conoscenza proprio in quest’ultimo ambito e mi ha preparato a cogliere la sfida con maggiore convinzione.

 


- Come intende mettere a frutto le conoscenze apprese durante questo percorso?
Lavorando per una società di modeste dimensioni non è prevista la creazione di una funzione di risk management ex-novo. Più probabile sarà l’evoluzione della funzione di internal audit in una moderna funzione di business risk auditing in grado di supportare l’alta direzione nel delicato compito di valutare che il sistema di controllo sia adeguato e efficace in rapporto ai principali rischi di business dell’organizzazione.


Nel Master sono state approfondite le analisi sulle moderne tecniche assicurative nei diversi ambiti (Property, CATNAT, Cargo, CAR, EAR, D&O e RC, Cyber, Profit loss, Inquinamento, ecc.), sono inoltre stati trattati argomenti quali la strutturazione di programmi assicurativi all’interno di gruppi anche internazionali, l’autoassicurazione attraverso le captive e le moderne tecniche di alternative risk transfer. Inoltre, si sono approfondite anche tematiche di estrema attualità come i rischi della supply chain, la business continuity e la gestione delle crisi oltre che le moderne tecniche di misurazione e valutazione dei rischi attraverso le tecniche statistiche.


Ritengo che tutte queste conoscenze e competenze apprese possano aiutarmi sin da subito ad offrire un miglio servizio nell’azienda per la quale lavoro e posso dirle di aver già avuto la netta impressione di essermi mosso in questa direzione.

 


- La mission di CINEAS è di divulgare la cultura del rischio e la formazione di professionisti nella gestione dei rischi. Alla luce della sua esperienza ritiene che questo obiettivo sia raggiunto?
Dal mio punto di vista, credo di poter dire che CINEAS ha fatto e sta facendo tanto nel duplice tentativo di aumentare la consapevolezza dell’importanza del risk management da parte dell’industria italiana e di formare professionisti capaci di rispondere alla chiamata alle armi da parte delle aziende che hanno finalmente deciso di investire in questo ambito.


Dai risultati dell’ultimo osservatorio del Politecnico di Milano per le imprese manifatturiere emerge che circa l’80% del campione ha dichiarato di avere implementato un sistema di gestione dei rischi. Questo però solo nel 4,5% dei casi è svolto sotto la responsabilità di un risk manager. Nel 62% dei casi il soggetto responsabile è l’Amministratore Delegato, nel 26% il Direttore AFC e nel 5,7% l’Internal Audit. Emerge quindi un quadro in cui le medie imprese italiane industriali hanno accresciuto il proprio livello di consapevolezza dell’importanza di dotarsi di un sistema di gestione dei rischi, tuttavia, è ancora prevalente la convinzione che questo possa essere gestito dalle tradizionali figure dell’AD o del CFO. E’ innegabile che questo sia frutto anche di un certo tipo di cultura che porta alla percezione, da parte degli imprenditori e dell’alta dirigenza aziendale, che un sufficiente livello di gestione dei rischi sia già incorporato nel proprio agire quotidiano.


Credo non siano ancora stati compresi appieno due aspetti. Il primo aspetto è che il processo di risk management, come qualsiasi altro processo aziendale necessita di una figura di riferimento per essere implementato e monitorato nel continuo. Si può sostenere che il Risk Manager è il project leader del processo di risk management. Il secondo aspetto è che il risk management non può essere improvvisato. Come per altre funzioni corporate le imprese ricercano profili di professionisti qualificati, penso all’amministrazione e finanza, al procurement, al legale, cosi ritengo che anche per la funzione di risk management debba essere retta da professionisti qualificati e competenti e forse queste figure sano ancora merce rara.


Grazie però all’operato di enti come CINEAS l’offerta di risk manager professionisti e qualificati sta aumentando e mi auguro che molto presto si apriranno spazi di opportunità per chi avrà coltivato con pazienza e tenacia l’aspirazione di diventare un professionista del rischio.

 

 

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