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Per il 2017 meglio mettere in conto che i mercati saranno sempre più "politicizzati"

11/01/17 – Gli eventi politici che hanno segnato il 2016 pongono nuovi interrogativi sul quanto ci sia da aspettarsi nel 2017.

 

Una cosa è certa: la politica muove i mercati finanziari.

 

Non ci sarà quindi da stupirsi, come è accaduto già negli ultimi mesi del 2016, che i nuovi appuntamenti politici, in primis le importanti tornate elettorali previste in Europa, possano ancora capovolgere la situazione attuale.

 

Le elezioni americane e la Brexit hanno senz’altro segnato il passo scatenando forti reazioni da parte dei mercati finanziari. Nessuno infatti avrebbe potuto prevedere cosa avrebbero fatto il Presidente Trump negli Stati Uniti e il Primo Ministro Theresa May nel Regno Unito.

 

Così come nessuno può immaginare cosa potrebbe accadere se Marine Le Pen diventasse il nuovo Presidente francese e quindi vincesse la spinta populista.

 

Una cosa è certa: sebbene il futuro politico sia altamente incerto al momento dai mercati non traspaiono segnali di incertezza. In buona parte questo è dipeso proprio dalle elezioni statunitensi.

 

Ma cosa riuscirà a fare davvero Trump nel 2017?   

Ci sarà una hard o una soft Brexit?

 

In questo momento gli investitori non devono assolutamente sottovalutare il quadro politico, perché sono proprio la valuta, i tassi di interesse e i mercati statunitensi a dettare il passo a livello internazionale.

 

I mercati sono focalizzati su un aumento della crescita associato a rialzi gestibili dell'inflazione, mentre le borse europee stanno scontando i rischi politici, pur in presenza di segnali incoraggianti dalla Spagna e dalla Francia.

 

L’obiettivo da porsi è quello di riuscire a costruire un portafoglio che sia “resiliente” rispetto a una serie di esiti diversi. Per partecipare ai rialzi e attenuare la partecipazione ai ribassi.

 

La questione comunque non riguarda soltanto o prevalentemente le elezioni negli USA o la Brexit: il legame tra incertezza politica e rischio finanziario è ormai strutturale laddove l'aumento dei rischi politici deriva da una crescita limitata e dal calo pluriennale della quota dei redditi dei lavoratori nel mondo, soprattutto quelli occidentali. Perché in USA, ad esempio, nonostante i dati relativi all’inflazione siano ancora deludenti, il reddito delle famiglie è più forte del passato essendosi rafforzato il mercato del lavoro, che contribuirà così al sostegno dei consumi.

 

Ad ogni modo si tratta di una situazione generalizzata difficilmente reversibile che comporta inevitabilmente un aumento globale della volatilità sui mercati finanziari.

 

In particolare l’Eurozona nel 2017 vedrà una crescita complessiva moderata e disomogenea.

 

Un contributo positivo arriverà probabilmente da Francia e Germania ma non riusciranno insieme a controbilanciare l’apporto negativo di Paesi minori.

 

Tutta l’area è esposta a pressioni e rischi al ribasso che non permettono  un ritorno dell’inflazione verso gli obiettivi della BCE.

 

Qui si apre peraltro un’altra questione, ovvero fino a che punto la Banca Centrale Europea potrà estendere le politiche monetarie esistenti invece di iniziare a ritirarle? Quali misure alternative potrà implementare la BCE per risolvere il problema della scarsa inflazione che continua a persistere anche dopo il suo primo programma di misure di stimolo?

 

Le azioni della BCE stanno lentamente apportando il loro contributo di sostegno e dovranno continuare a farlo nel prossimo futuro ma probabilmente non saranno sufficienti.

 

Gli analisti finanziari prevedono periodi di grande tensione soprattutto perché  assisteremo a un cambiamento del sistema economico per effetto dello spostamento degli equilibri politici dettati dalla nuova guida americana, che si tradurrà in una divergenza delle politiche monetarie e, quindi, in tassi di interesse americani più alti.

 

L’inflazione nell’Eurozona dovrà quindi essere limitata, nettamente al di sotto del target della BCE  e avvicinarsi al target degli Stati Uniti. Anche la decisione dell’OPEC di ribassare i prezzi del petrolio sarà messa alla prova dall’annunciato aumento della produzione di petrolio da parte dell’America.

 

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