“Il Rischio delle calamità naturali in Italia: conoscere, stimare, gestire”. È questo il titolo del recente studio condotto da Cineas e pubblicato a maggio 2025. Ci racconta alcuni dei temi principali del lavoro, il coordinatore del team che lo ha curato e redatto per Cineas, Massimo Fedeli, Direttore Danni del Gruppo Helvetia Italia.
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L’INTERVISTA
- L’obbligo assicurativo per le aziende contro sismi, frane e alluvioni è un punto di svolta. Crede che questo possa portare anche a una maggiore consapevolezza e domanda da parte dei cittadini privati in previsione di possibile obbligo anche per questa categoria di persone?
Il decreto sui catastrofali è fondamentale per promuovere una cultura del rischio in Italia che manca molto di più che in altre nazioni europee. Il mondo assicurativo e coloro che si occupano di risk management devono coltivare, promuovere ed esaltare questa opportunità. Si parte dunque con le aziende per arrivare poi al singolo cittadino. Sono convinto che, nel tempo, la consapevolezza per i rischi catastrofali e atmosferici crescerà molto nella popolazione italiana e speriamo che ciò sia da esempio per la gestione dei rischi in generale. - Il White Paper propone una vera “cassetta degli attrezzi” per i professionisti del rischio. Quali strumenti, a suo avviso, risultano di maggiore interesse?
Il nostro lavoro ha voluto rappresentare quanto di meglio e attuale si trova sul mercato che riguarda gli strumenti, le tecnologie e le procedure disponibili oggi sul mercato per i professionisti del rischio e per le aziende per prevedere, stimare e prevenire le conseguenze delle calamità naturali. Tutti “attrezzi” da affiancare alle soluzioni assicurative previste dal decreto. Abbiamo voluto estendere l’analisi anche a grandine e vento comprendendo così anche le cosiddette tempeste convettive. L’analisi e la gestione dei dati con le moderne tecnologie, l’utilizzo dei modelli catastrofali dinamici, moderne tecniche di stima, prevenzione e protezione degli asset aziendali, soluzioni di disaster recovery e gestione dell’emergenza, il ruolo dei periti e dei bonificatori, e soluzioni di copertura dei rischi non tradizionali sono gli strumenti presenti nella cassetta degli attrezzi che reputo più interessanti.
Ing. Massimo Fedeli, Direttore Danni Gruppo Helvetia Italia, Coordinatore del White Paper “Il rischio delle calamità naturali in Italia: conoscere, stimare, gestire”
- Qual è il principale valore aggiunto che il White Paper rende disponibile ai lettori?
Il nostro obiettivo è quello di presentare una chiave di lettura moderna del processo di risk management per i rischi catastrofali; volevamo anche mostrare quanta scienza, formazione e competenza ci sia dietro le scelte fatte dai gestori dei rischi e le proposte fatte dagli assicuratori. Volevamo altresì dare evidenza di quanto sia importante una collaborazione intersettoriale sui temi trattati: ne è un esempio l’utilizzo dei dati geospaziali, i quali permettono di acquisire conoscenze che aiutano le comunità ad essere più resilienti di fronte ai disastri naturali. Nel White Paper diamo dimostrazione di come l’industria delle tecnologie spaziali possa essere un ottimo compagno di lavoro dei professionisti del rischio, oggi più che mai. Avendo partecipato al gruppo di lavoro su questo White Paper sia come autore, che come coordinatore, potrei avere una percezione diversa da quella di un lettore che si approccia per la prima volta al documento; tuttavia, spero che questo lavoro sproni noi assicuratori ad aprirci sempre di più ad un proficuo dialogo intersettoriale, che potrà fungere da polo di attrazioni anche per i migliori talenti sul mercato. - Come è stato costituito il Gruppo di lavoro per dotarsi delle competenze necessarie per trattare i diversi argomenti?
Il gruppo di lavoro che ho avuto il piacere di coordinare è stato uno degli aspetti migliori di questa esperienza. Insieme a Cineas abbiamo creato una squadra costituita da dieci professionisti di grande valore ed esperienza, un gruppo eterogeneo con provenienza da diversi settori: periti, assicuratori, imprenditori, bonificatori, broker e accademici. Lavorando insieme abbiamo sperimentato quanto sia utile ed efficace un approccio interdisciplinare nel mondo della gestione del rischio, ulteriore conferma che competenze diverse possono trovare delle soluzioni efficaci a problemi complessi. - Nel white paper emerge la necessità di effettuare un’analisi puntuale del rischio, anche grazie alle nuove tecnologie. Come questa tendenza di personalizzazione del rischio si sposa con il principio mutualistico espressamente citato nella normativa sulle polizze Nat Cat?
Questo è un tema cruciale per l’approccio a rischi come quello dei catastrofali; il principio mutualistico è fondamentale per evitare costi insostenibili per aziende situate in luoghi ad alto rischio. La ricerca sempre più assidua di profilazione e personalizzazione indubbiamente mette a rischio la necessità di mutualità. A differenza dell’assicurazione RCA, per questo prodotto il legislatore chiede espressa-mente di “fare mutualità” tra le zone ad alto rischio e quelle a basso rischio per ciascun evento preso in considerazione, con il concreto pericolo di soffrire fenomeni di anti-selezione. Da capire anche il ruolo di “mister prezzi” da un lato e le strategie commerciali delle Compagnie dall’altro, anche in base al rispettivo risk appetite e al livello di servizio che vorranno e potranno offrire al momento del sinistro. Penso che un ruolo fondamentale per mantenere un equilibrio tecnico per le Compagnie e di spesa per gli assicurati sia svolto dallo strumento della riassicurazione, che grazie alla sottoscrizione diversificata di una moltitudine di rischi, può garantire la mutualità e l’applicazione di condizioni economiche sostenibili.
- In tema di vulnerabilità e prevenzione, cosa rende una misura realmente efficace e replicabile su larga scala, specie per le PMI?
Prima di tutto penso che la sensibilizzazione all’importanza di gestire questi rischi sia fondamentale: una consapevolezza che devono avere cittadini, istituzioni e aziende; una conoscenza che deve crescere ogni giorno tramite strumenti di informazione e di formazione e con l’aiuto di tutti coloro che possono dare un contributo in questo senso.
È necessario anche utilizzare le nuove tecnologie per mettere a punto sistemi di allerta intelligenti, veloci ed efficaci (pensiamo per esempio alle allerte meteo).
Occorre poi sofisticare le tecniche di redazione dei piani di emergenza e la conoscenza in tutti i cittadini e nelle aziende, così che non sia un’attività che rimanga solo su carta.
Diventa infine fondamentale la promozione di tecniche e pratiche di costruzione antisismiche, idrogeologicamente sicure e resistenti ai fenomeni sempre più frequenti e severi come le tempeste convettive. - Lei parla spesso della “ignoranza delle conseguenze”. Che ruolo gioca, in questo, la comunicazione del rischio? Cosa manca oggi nel modo in cui si raccontano le calamità?
La comunicazione e la formazione sono aspetti essenziali per la diffusione della cultura del rischio; oggi le aziende non possono ignorare le conseguenze di certe tipologie di evento che possono mettere in ginocchio i sacrifici fatti da più generazioni per realizzare l’impresa; si pensi per esempio alle conseguenze di un’interruzione di esercizio o di un danno da inquinamento.
Dobbiamo combattere la falsa consapevolezza, di origine culturale tipicamente italiana, che si tratta di rischi cui la propria attività non è soggetta perché non si sono verificati in precedenza. Ciò vale specialmente per le piccole e microimprese, che oggi scontano un livello di sottoassicurazione drammatico, derivante anche da mancanza di consapevolezza delle conseguenze di un evento calamitoso (sia tra quelli identificati dal nuovo obbligo assicurativo sia tra quelli coperti con la garanzia “eventi atmosferici”).
È fondamentale passare il messaggio che è necessaria una cooperazione Stato e privato per fronteggiare le calamità naturali ed è imprescindibile lavorare con tutti i mezzi disponibili, anche grazie alle nuove tecnologie, alla prevenzione contro tali calamità. Anche i metodi di costruzione dei nuovi edifici devono attentamente considerare in fase di progettazione e realizzazione i rischi trattati nel White Paper.
Fonte autorizzata: Corriere.it
- Come si potrà valorizzare questo studio in modo che possa essere messo a disposizione degli operatori del settore?
Il lavoro che abbiamo prodotto vuole essere una fotografia dello stato dell’arte di alcune tecnologie a disposizione per gestire i rischi catastrofali; chiaramente questi strumenti sono in continua evoluzione per cui sarà necessario nel tempo aggiornare quanto da noi raccontato nel White Paper.
Per quanto riguarda la valorizzazione di quanto fatto, credo che sia fondamentale continuare ad impegnarsi nel realizzare attività e momenti di confronto con un approccio interdisciplinare; spingere sempre di più nel diffondere la cultura del rischio a platee composte non solo da assicuratori o intermediari ma soprattutto da realtà imprenditoriali e accademiche così che si crei una chimica vincente del sapere e dell’agire.
Sono certo che l’obbligo assicurativo contro gli eventi catastrofali darà una forte spinta che noi addetti ai lavori nella gestione dei rischi dovremo saper cogliere. Mi auguro che il contributo che può dare il White Paper possa essere di stimolo verso questa direzione.
Permettetemi in conclusione di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito come autori alla stesura del White Paper: Riccardo Campagna, Niccolò de Castiglione, Giuseppe Dosi, Gianni Cristian Iannelli, Mario Martina, Alessio Niccolini, Stefano Roselli, Giacomo Sevieri e Renato Vecchio.DOWNLOAD
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