Il IV Osservatorio sul Risk Management nelle medie imprese manifatturiere, realizzato nel 2016 da Cineas in collaborazione con Mediobanca, rappresenta una delle prime analisi strutturate dedicate alla valutazione della percezione del rischio, dei modelli di governance e dei sistemi di presidio adottati dalle medie imprese italiane.
L’edizione si colloca in una fase di progressiva uscita dalla crisi economico-finanziaria, ma in un contesto ancora caratterizzato da incertezza competitiva, pressione normativa e trasformazioni tecnologiche. L’Osservatorio si propone di analizzare il grado di maturità della gestione del rischio, mettendolo in relazione con assetti organizzativi, performance economiche e scelte strategiche delle imprese.
Governance e struttura delle imprese
Il report evidenzia come il campione analizzato sia composto quasi esclusivamente da imprese a controllo familiare, con una forte concentrazione decisionale nei vertici aziendali. Le generazioni imprenditoriali al comando sono prevalentemente la prima e la seconda, mentre il passaggio generazionale emerge come un tema critico per oltre tre imprese su quattro.
L’Osservatorio mostra una correlazione significativa tra la risoluzione del nodo successorio e le performance economiche: le imprese che hanno già affrontato il passaggio generazionale registrano livelli più elevati di redditività operativa (ROI) e netta (ROE), oltre a una maggiore propensione all’export. Il tema della governance si conferma quindi centrale non solo per la continuità aziendale, ma anche per la capacità di gestire il rischio in modo efficace.
Internazionalizzazione e contesto competitivo
Un’ampia sezione dell’Osservatorio 2016 è dedicata all’internazionalizzazione, che emerge come uno dei principali driver di crescita per le medie imprese. Le vendite all’estero si concentrano prevalentemente nell’Eurozona, seguita dal Nord America, mentre le aree geograficamente e culturalmente più lontane risultano meno presidiate, anche a causa dei maggiori rischi commerciali e geopolitici.
La produzione rimane in larga parte localizzata in Italia, scelta motivata soprattutto dalla disponibilità di competenze tecniche, dal controllo della qualità e dal valore del made in Italy. Tuttavia, il contesto domestico viene percepito come poco favorevole al business, con burocrazia, fiscalità e costi degli input indicati come i principali ostacoli allo sviluppo.
Innovazione e nuove tecnologie
L’edizione 2016 introduce in modo esplicito il tema dell’Industria 4.0 e dell’impatto delle nuove tecnologie sulla gestione del rischio. Domotica, controllo remoto dei processi, stampanti 3D e automazione avanzata vengono analizzati in termini di rilevanza percepita e ricadute operative.
I risultati mostrano una diffidenza ancora marcata verso le tecnologie più innovative, ma anche una correlazione positiva tra attenzione all’innovazione e performance economiche. Le imprese che attribuiscono maggiore rilevanza alle nuove tecnologie tendono infatti a registrare migliori risultati in termini di redditività, suggerendo un legame tra capacità di innovazione e qualità della gestione complessiva del rischio.
La percezione dei “nuovi” rischi
Per la prima volta, l’Osservatorio dedica un’analisi specifica ai rischi emergenti, in particolare:
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rischi terroristici,
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rischi legati a eventi climatici estremi.
Nel 2016 tali rischi sono percepiti come relativamente remoti, soprattutto per quanto riguarda l’impatto diretto sulla produzione. Maggiore attenzione viene invece riservata alle possibili ricadute commerciali e sulla domanda. Sul piano assicurativo, i rischi climatici risultano più frequentemente coperti rispetto a quelli terroristici, a testimonianza di una diversa maturità dell’offerta di mercato.
Sistemi di gestione del rischio: un quadro ancora immaturo
Uno dei dati più significativi dell’Osservatorio 2016 riguarda la limitata diffusione di sistemi di risk management integrati. Solo il 17,2% delle imprese dichiara di adottare un modello di gestione del rischio organico e trasversale, mentre prevale un approccio segmentato o, in molti casi, l’assenza totale di un sistema strutturato.
L’analisi mostra come le imprese dotate di un sistema di gestione del rischio integrato conseguano migliori performance economiche, con un ROI significativamente più elevato rispetto a quelle prive di presìdi. Tuttavia, la responsabilità della gestione del rischio ricade prevalentemente sui vertici aziendali o sulle funzioni amministrativo-finanziarie, mentre il ruolo di figure specialistiche (risk manager, insurance manager) risulta ancora marginale.
Dai rischi obbligatori ai rischi strategici
La graduatoria dei rischi percepiti evidenzia una forte attenzione verso quelli normativamente rilevanti, come la sicurezza sul lavoro, la responsabilità da difettosità del prodotto e la compliance fiscale. Accanto a questi, iniziano però ad assumere rilievo rischi di natura più strategica, quali:
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rischio reputazionale
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cyber risk
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ritenzione delle competenze professionali
L’Osservatorio mette in luce come proprio la capacità di presidiare questi rischi “non obbligatori” sia associata a migliori risultati economici, suggerendo che una cultura del rischio più evoluta possa tradursi in un vantaggio competitivo concreto.
Un’edizione fondativa nel percorso dell’Osservatorio
L’Osservatorio 2016 può essere letto come una edizione fondativa: fotografa un sistema imprenditoriale consapevole dell’importanza del rischio, ma ancora lontano da una gestione realmente integrata e strategica. Molti dei temi che diventeranno centrali negli anni successivi – governance, continuità aziendale, rischi emergenti, ruolo delle competenze – trovano qui una prima sistematizzazione.
Il report costituisce quindi una base di riferimento essenziale per comprendere l’evoluzione del risk management nelle medie imprese italiane e leggere in chiave storica i cambiamenti che seguiranno.