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Come un detective, il perito del futuro

Come un detective, il perito del futuro

 

 

11/07/17 – Abbiamo parlato con Paolo Donato perché il Responsabile Ufficio Sinistri Complessi RCG per Reale Mutua è anche il coordinatore del Gruppo Di Lavoro Perito del Futuro del tavolo intersettoriale Cineas sul tema “la figura del perito del futuro nel mondo del lavoro”.

 

Chi meglio di lui dunque per aiutarci a comprendere come si delinea il futuro di una professione inesorabilmente destinata ad evolversi e che qualcuno addirittura prevede condannata a scomparire?

 

Non sparisce, cambia

“Secondo me la professione del perito assicurativo ha ancora un senso nel nostro mondo e non è affatto destinata ad estinguersi”, ci spiega Donato. “Oggi le compagnie assicurative possono internalizzare alcune funzioni più routinarie, ma la valutazione dei danni non può essere fatta dalla compagnia. Anche perché, se in quel momento possiamo considerare che spesso l’assicurato e la compagnia siano due parti in causa con interessi divergenti, è ancor più importante che la valutazione del danno da risarcire venga effettuata da una figura esterna alla compagnia, in favore della trasparenza nei confronti del cliente. Quindi il problema non è tanto che quella figura sparisca, ma che debba necessariamente evolversi, questo sì: ad esempio, dovrà individuarsi un ruolo nell’ambito delle nuove forme di risarcimento in forma diretta. In questi casi, il perito può avere un ruolo ancor più cruciale di oggi, se sviluppa le competenze necessarie per porsi come una sorta di ‘controllore dei lavori’, in qualche caso scegliendo lui stesso il tecnico/artigiano cui affidare la riparazione del bene da ripristinare. E per fare ciò il perito deve avere un minimo di conoscenza tecnica del tipo di bene danneggiato e delle possibili soluzioni di riparazione, oltre che un’approfondita conoscenza delle condizioni e delle eventuali esclusioni presenti nella polizza sottoscritta dal cliente”.

 

Contratti quadro, profittabilità e incentivi

E quali sono stati i temi chiave emersi nel GDL sull’evoluzione della professione peritale? “Anzitutto, per meglio comprendere la situazione attuale in una visione imparziale, abbiamo proposto dei questionari sia agli assicuratori che ai periti – continua Donato - chiedendo ai primi il loro grado di soddisfazione nei confronti della rete peritale di cui s’avvalgono, ai secondi se ritengono che la compagnia per cui lavorano li integri adeguatamente nella propria struttura. Ne sono usciti spunti molto interessanti: anzitutto, un certo malcontento dei periti verso la sottovalutazione di cui si ritengono vittime da parte degli assicuratori. Poi, una certa preoccupazione per la progressiva standardizzazione dei rapporti contrattuali – peraltro già toccata qualche anno fa anche agli avvocati – nell’ambito di contratti quadro, finalizzati anche a dare omogeneità alle rispettive tariffe”. 

Insomma, se qualcosa è davvero destinato a perire, sembra che sarà la gestione artigianale, one to one, del rapporto fra compagnia e perito, piuttosto che la figura di quest’ultimo. “Sì, se non per attività molto di nicchia (come ad es. la valutazione di danni a grandi navi o comunque a beni particolari e di grande valore), anche i periti dovranno accettare i contratti quadro, volti ad uniformare le pratiche anche in quest’ambito, come richiede la sempre più estesa digitalizzazione delle procedure e anche una certa esigenza di omogeneità di trattamento”.

E la categoria come prenderà quest’evoluzione? “Certamente se ne lamenterà, come del resto ha fatto quella dei legali a suo tempo”, risponde Donato senza esitazione. “Ma poi finirà per accettarla, anche perché comunque introduce delle innovazioni interessanti: ad esempio la valutazione di un perito (come di un avvocato) anche in funzione dell’esito dei casi da lui trattati e quindi dei benefici che essi hanno portato alla compagnia per cui questi lavora. Un criterio che a prima vista può sembrare un po’ brutale ma che per i periti più profittevoli potrebbe per esempio tradursi in premi ed incentivi assai interessanti. Certo, il profitto generato per la compagnia dal professionista è un criterio che va utilizzato con buon senso e non dev’essere l’unico ad attestare la qualità della consulenza, bisogna considerare anche il valore intrinseco del suo apporto, anche perché un eventuale risultato sfavorevole può dipendere da diversi fattori, non tutti controllabili da parte del perito stesso (ad es. un giudizio avverso in tribunale e così via). 

 

Pronti al futuro, come detective

Ma secondo lei, chiediamo infine a Donato, i periti sono pronti oggi a questi cambiamenti? “Sì, specie i più giovani sono già attrezzati per le nuove esigenze, come quelle legate alla digitalizzazione, in cui ormai vivono immersi in ogni ambito della loro vita. Sono consapevoli che il perito dedito solo a valutare l’entità finanziaria di un danno da risarcire è destinato, quello sì, al crepuscolo. E sono anche preparati a lavorare in sinergia con altre figure professionali, un’altra sfida che il futuro proporrà inevitabilmente alla categoria: ormai è sempre più frequente che – almeno per un sinistro di un certo impegno – sia necessaria la collaborazione di diverse figure professionali, quali appunto il perito, l’avvocato, il medico legale e magari altri consulenti tecnici di parte. Quindi il perito moderno dovrà avere nel proprio background anche solide capacità di lavorare in team. E, per casi di infortuni sul lavoro o responsabilità civile professionale e sanitaria, sarà sempre più necessario raccogliere testimonianze e documentare i fatti, quindi le compagnie apprezzeranno molto le figure abilitate a svolgere anche attività investigative, o che hanno solide collaborazioni con specialisti di questo campo”.

Insomma, i periti non spariranno ma li vedremo sempre più… vestiti con il trench da detective di Humphrey Bogart, o meglio – visto che si parla del futuro della professione – di… Nathan Never!

–Mario Gazzola

 

Approfondimenti:

> Real Mutua

> Tavolo Intersettoriale - Cineas

 

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