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Controllare il rischio per assicurarlo meglio

All’evento di presentazione del Tavolo Cineas: Assicurazione e Sanità 2.0 dello scorso 13 marzo ha partecipato anche Emanuele Patrini, coordinatore del GDL (Gruppo di Lavoro) "Dal controllo del rischio alla sua assicurabilità"Abbiamo quindi parlato con Patrini – già risk manager ospedaliero, quindi broker assicurativo, ora risk manager per AmTrust – proprio a margine della sua relazione, per approfondire con lui il valore di questo tema nell’attuale – e complicato – scenario del settore sanitario italiano.

 

Saldare lo scollamento fra sanità e assicurazione 

“Il fenomeno del progressivo abbandono del mercato della sanità da parte di molte compagnie assicurative parte intorno agli inizi del 2000 in Italia, ma fenomeni simili erano già in corso da anni negli Stati Uniti e in altre economie europee più avanzate in questo campo”, ci spiega il manager. “Il problema di fondo risiede nell’incremento delle richieste di danni da parte di pazienti più informati e critici, nell’aumento dei premi assicurativi, nella cosiddetta medicina difensiva, ma anche nella paura di commettere errori e nella vulnerabilità complessiva del medico, che va perdendo quell’alone di autorevolezza e indiscutibilità di cui godeva un tempo nella nostra società. Naturalmente il problema è assai più grave dal punto di vista giuridico-economico che non da quello socio culturale, anche se la recente legge Gelli ha tentato di riequilibrare la situazione ribaltando sul paziente accusante per il personale dipendente l’onere della prova della presunta malasanità, se così la vogliamo chiamare”, precisa sempre Patrini.

 

Un vademecum per gestire il rischio

“Ecco, il nostro GDL è nato con l’obiettivo di migliorare il dialogo fra operatori sanitari e assicurativi, che spesso non si comprendono proprio perché non conoscono abbastanza i rispettivi mondi. Abbiamo iniziato importando in questo settore le tecniche di gestione del rischio dai settori industriali in cui si erano originariamente evolute; oggi ci poniamo un obiettivo ancora più ambizioso: costruire uno strumento che consenta agli uni di lavorare con maggiore tranquillità e agli altri di sviluppare prodotti previdenziali maggiormente tagliati sulle esigenze della categoria”.

E come sarà – viene spontanea la domanda – questo nuovo strumento?

“Lo stiamo studiando proprio ora: abbiamo costituito un team multi-professionale e multidisciplinare, che comprende esperti del settore sanitario e assicurativo, broker e consulenti strategici, oltre ad esperti di calcolo attuariale. Queste figure si incontrano una volta al mese circa presso la sede di Cineas, per confrontarsi sullo stato d’avanzamento dei lavori; tra un incontro e l’altro, il dialogo prosegue sfruttando la tecnologia. Il primo meeting è stato all’inizio di aprile, il prossimo avrà luogo ai primi di maggio e servirà a consolidare il lavoro svolto, per poi assegnare i compiti che ognuno svolgerà in vista del successivo incontro, per un arco di tempo che stimiamo in circa un anno e mezzo, con feedback di verifica in autunno e nella primavera del 2018. Ciò che dobbiamo costruire è un data set, condiviso su ambo i versanti dello scenario, che aiuti a fissare delle linee guida per gestire al meglio i rischi delle strutture sanitarie. I dati spesso esistono già: sono quei flussi informativi sulle proprie attività diagnostiche/terapeutiche di cui ormai gran parte delle strutture sanitarie dispone in formato digitale e che possono (o meglio devono) essere utilizzati proficuamente anche per altri scopi, ad esempio scoprendo dalla frequenza di determinate terapie o interventi quando e in quali casi si sono verificati dei problemi in una determinata struttura, se sono in corso fenomeni epidemiologici su una certa patologia e così via”. 

 

Le Data Analytics in ospedale

“In pratica – prosegue Patrini – si tratta d’impostare un’attività di Data Analytics, come ormai si chiama l’analisi ragionata dei Big Data nelle grandi aziende industriali del settore privato. Ora il lavoro consisterà nello scoprire quali dati sono già disponibili per supportare un’analisi più scientifica del rischio sanitario, al fine di aiutare i manager ospedalieri a meglio valutare da quali rischi tutelarsi internamente e quali affidare alle coperture previdenziali e, viceversa, i professionisti assicurativi a stabilire prezzi congrui e polizze più customizzate sulle specifiche esigenze di un nosocomio.

Quando lo strumento sarà affinato, ci consentirà di fissare dei benchmark e quindi di definire anche strutture sanitarie più o meno esposte a certe tipologie di rischi in relazione a questi ultimi; in futuro, questo potrebbe diventare persino un elemento di scelta per il pubblico – oltre che dei premi da richiedere da parte degli assicuratori – su dove andare a farsi curare certe patologie, come peraltro già accade nelle nazioni più avanzate”.

“Siamo consapevoli d’esserci posti un obiettivo molto ambizioso – conclude il coordinatore del GDL – ma l’interesse che ho riscontrato per questo mio intervento all’evento Cineas, le domande dei partecipanti e persino le richieste di partecipare al GDL che gli hanno fatto seguito mi confermano che stiamo andando nella giusta direzione per ‘ricucire’ una frattura fra mondo sanitario e assicurativo che non deve assolutamente diventare cronica”.

–Mario Gazzola


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